BIQU, marchio conosciuto soprattutto per stampanti desktop, estrusori, componenti elettronici e accessori destinati al mondo maker, ha applicato le proprie competenze nella manifattura additiva a un prodotto distante dal suo catalogo tradizionale: un paio di sandali stampati in 3D.
Le calzature sono commercializzate con il marchio BIQU Life e adottano una costruzione monoblocco attraversata da una struttura reticolare aperta. Il disegno a celle, simile a un nido d’ape, non rappresenta soltanto una scelta estetica. Serve a controllare la deformazione del materiale sotto il peso del corpo, favorire il passaggio dell’aria e permettere all’acqua di uscire senza rimanere intrappolata nella calzatura.
Con questo prodotto, BIQU entra nel segmento delle calzature completamente stampate in 3D senza provare a imitare la costruzione di una ciabatta tradizionale. Forma esterna, ammortizzazione, ventilazione e comportamento meccanico dipendono dalla geometria generata digitalmente e dalle proprietà del materiale elastico.
Dall’hardware per la stampa 3D a un prodotto finito
BIQU appartiene alla società cinese Shenzhen BIQU Technology Co., Ltd., fondata nel 2015 e proprietaria anche del marchio BIGTREETECH. Quest’ultimo è conosciuto per schede di controllo, display, moduli elettronici e componenti utilizzati su stampanti 3D commerciali o costruite dagli utenti.
BIQU si è invece occupata di stampanti, estrusori, piatti di stampa e altri dispositivi destinati alla fabbricazione additiva desktop. La linea BIQU Life amplia questo campo d’azione: l’azienda non propone soltanto gli strumenti con cui realizzare oggetti, ma vende direttamente un prodotto destinato all’utilizzatore finale.
Questo passaggio è interessante perché mostra una possibile evoluzione delle aziende nate nel mercato maker. Le competenze sviluppate nella gestione dei materiali, delle geometrie complesse e dei processi di stampa possono essere impiegate per costruire articoli di consumo, senza limitarsi alla vendita di macchine e ricambi.
Una calzatura realizzata in un solo pezzo
I sandali BIQU Life sono prodotti come un corpo unico. Non risultano presenti tomaia, intersuola e battistrada assemblati separatamente, come avviene nella maggior parte delle calzature convenzionali. BIQU dichiara inoltre l’assenza di colla e cuciture.
Questa impostazione riduce il numero dei componenti e le operazioni di montaggio, ma trasferisce molte funzioni alla geometria del modello digitale. La stessa struttura deve essere abbastanza flessibile da accogliere il piede, abbastanza resistente da sostenerne il peso e sufficientemente elastica da ritornare alla forma iniziale dopo ogni passo.
Il reticolo può essere modificato in base alla zona della calzatura. Celle più robuste o maggiormente connesse possono aumentare il sostegno sotto il tallone e nell’area plantare, mentre parti più aperte possono migliorare la flessibilità e la ventilazione. Non è quindi necessario utilizzare materiali diversi per ottenere comportamenti differenti: una parte della risposta meccanica può essere regolata intervenendo sul disegno interno.
È uno dei principali vantaggi della manifattura additiva applicata alle calzature. Nello stampaggio tradizionale, la modifica della struttura può richiedere nuovi stampi o componenti aggiuntivi. Nella stampa 3D, molte variazioni possono essere introdotte modificando il file e i parametri di produzione.
Il ruolo della struttura a nido d’ape
La superficie delle BIQU Life è attraversata da aperture visibili che proseguono nella suola e nella fascia superiore. Secondo l’azienda, questa configurazione permette una ventilazione a 360 gradi e accelera l’asciugatura dopo il contatto con l’acqua.
Per questo motivo i sandali vengono proposti per l’uso domestico, la piscina, la palestra, la spiaggia e altri ambienti nei quali una calzatura chiusa o rivestita di tessuto potrebbe trattenere umidità.
Il reticolo svolge anche una funzione di ammortizzazione. Quando il piede carica la suola, le celle si deformano in modo controllato e assorbono parte dell’energia. Quando il peso viene spostato, la struttura elastica tende a recuperare la propria forma. BIQU descrive questa risposta come morbida ma capace di offrire ritorno elastico e sostegno.
Il comportamento effettivo dipende da diversi fattori: spessore delle pareti, dimensione delle celle, orientamento, grado di polimerizzazione della resina e peso della persona. Non basta quindi utilizzare un materiale flessibile. La qualità percepita nasce dalla combinazione tra materiale, geometria e processo produttivo.
Resina flessibile e stampa LCD
Le informazioni raccolte durante una prova indipendente indicano che i sandali vengono prodotti negli impianti BIQU utilizzando resina fotopolimerica flessibile e stampanti 3D LCD. Non si tratterebbe quindi di calzature estruse in TPU con una comune stampante FDM.
Nella stampa LCD uno schermo controlla il passaggio della luce ultravioletta, solidificando uno strato di resina alla volta. L’impiego di una formulazione elastomerica permette di ottenere un oggetto capace di flettersi e comprimersi senza comportarsi come una resina rigida convenzionale.
La produzione di un articolo da indossare richiede però una gestione accurata delle fasi successive alla stampa. Il pezzo deve essere lavato per eliminare la resina non polimerizzata e sottoposto a un trattamento finale con luce UV. Il post-processing influenza sia le proprietà meccaniche sia la sicurezza d’uso del prodotto.
Una polimerizzazione insufficiente può lasciare superfici appiccicose o residui indesiderati; un trattamento eccessivo può invece rendere alcuni fotopolimeri più rigidi o fragili. BIQU deve quindi controllare il processo in modo più rigoroso rispetto alla produzione di un semplice modello dimostrativo.
Una prova pubblicata da All3DP nel giugno 2025 rilevava, all’apertura della confezione, un odore riconducibile alla resina, ma non riscontrava superfici appiccicose o segni evidenti di lavaggio incompleto. Erano visibili alcune linee di stratificazione, coerenti con il processo additivo impiegato.
Comfort e limiti pratici della struttura aperta
Il reticolo offre ventilazione e drenaggio, ma presenta anche alcuni compromessi. Le aperture possono raccogliere sassolini, sabbia e piccoli detriti durante l’utilizzo all’aperto. È una conseguenza abbastanza prevedibile di una struttura completamente aperta, soprattutto nella parte inferiore.
La pulizia dovrebbe essere agevolata dalla possibilità di lavare direttamente la calzatura con acqua, ma il disegno interno potrebbe richiedere un risciacquo accurato. Anche il comportamento su superfici abrasive dovrà essere valutato nel tempo: il consumo delle celle esterne potrebbe modificare il sostegno o l’aderenza prima che il resto della calzatura mostri segni evidenti di usura.
BIQU dichiara una suola antiscivolo adatta a superfici asciutte e bagnate. Come per ogni calzatura aperta, ciò non elimina il rischio di scivolamento, che dipende anche dal tipo di pavimento, dalla presenza di detergenti e dallo stato di usura della superficie.
Il vantaggio della costruzione monoblocco è l’assenza di punti nei quali colla e cuciture possano cedere. In compenso, una rottura localizzata non può essere risolta sostituendo una suola o una fascia: il sandalo costituisce un unico elemento.
Taglie, colori e prezzo
I sandali BIQU Life sono proposti come modello unisex. Nel negozio ufficiale compaiono le taglie europee 38, 39, 42, 43, 44 e 45, con una disponibilità che varia in base al colore. L’assenza delle misure 40 e 41 rende la gamma meno continua rispetto a quella di un produttore tradizionale.
I colori indicati sono nero, blu, arancione e bianco. Il prezzo di listino riportato è di 79 dollari, mentre quello applicato al momento della verifica è di 69 dollari. La pagina ufficiale consiglia a chi possiede un piede lungo o largo di scegliere una misura superiore.
La cifra colloca il prodotto sopra una comune ciabatta stampata a iniezione, ma sotto molte calzature integralmente stampate in 3D proposte da marchi sportivi o studi di design. Il confronto non riguarda soltanto il materiale utilizzato: nel prezzo incidono tempi di stampa, gestione della resina, lavaggio, polimerizzazione, controllo e scarti di produzione.
La personalizzazione resta la possibilità più interessante
Il modello oggi viene venduto in taglie predeterminate, ma il processo apre la strada a livelli di personalizzazione più ampi. Una calzatura digitale potrebbe essere adattata alla lunghezza e alla larghezza del piede, alla distribuzione del peso oppure a esigenze di sostegno differenti tra tallone e avampiede.
Una scansione del piede potrebbe fornire i dati necessari per modificare forma e densità del reticolo. Questa possibilità non risulta ancora offerta per le BIQU Life, che rimangono un prodotto standardizzato, ma rappresenta uno dei possibili sviluppi della produzione additiva nel settore.
La personalizzazione, tuttavia, deve essere accompagnata da sistemi affidabili di progettazione e verifica. Una geometria più morbida non è automaticamente più comoda, così come una struttura più rigida non garantisce un sostegno migliore. Servono modelli capaci di tradurre i dati del piede in parametri realmente utili per la produzione.
Un prodotto che amplia il campo d’azione di BIQU
I BIQU Life mostrano come una società nata attorno alle stampanti desktop possa utilizzare la manifattura additiva per costruire una propria linea di oggetti finiti. Il progetto non modifica i principi fondamentali delle calzature stampate in 3D, già esplorati da numerose aziende, ma porta questo tipo di prodotto nel catalogo di un marchio conosciuto soprattutto dagli utenti maker.
L’aspetto più significativo non è soltanto la forma a nido d’ape. È il fatto che ammortizzazione, ventilazione, flessibilità e aspetto esterno derivino dallo stesso modello digitale e vengano realizzati in un’unica operazione di stampa, seguita dalle necessarie fasi di lavaggio e polimerizzazione.
Resta da valutare la durata del fotopolimero dopo un uso prolungato, l’esposizione al sole, il contatto con acqua salata e la ripetizione di migliaia di cicli di compressione. Sono questi elementi, più delle sole qualità estetiche, a determinare se una calzatura stampata in 3D possa affermarsi come prodotto quotidiano e non soltanto come dimostrazione delle possibilità del processo.
