Kila ha presentato la versione 2.0 dei propri plantari personalizzati per running, un prodotto che unisce scansione 3D del piede, progettazione digitale e stampa 3D con un materiale indicato dall’azienda come NanoPEBA. Il progetto si colloca in un settore in crescita: quello degli accessori sportivi su misura, dove la manifattura additiva permette di passare da soluzioni standardizzate a prodotti progettati sulla forma reale del corpo dell’utilizzatore.

Il plantare è un componente spesso sottovalutato nella scarpa da corsa. Molti runner scelgono con attenzione intersuola, drop, tomaia, peso e mescola della suola, ma continuano a usare la soletta fornita di serie dal produttore. Kila parte proprio da questo punto: le scarpe sono prodotte in taglie standard, mentre il piede di ogni persona presenta differenze di arco plantare, appoggio, volume, distribuzione del carico e comportamento dinamico.

Con Kila v2.0, l’azienda vuole portare il plantare personalizzato fuori dal percorso classico fatto di visita in studio, calco, laboratorio ortopedico e tempi di attesa più lunghi. Il processo viene spostato in gran parte sullo smartphone: il runner effettua una scansione 3D del piede con iPhone, invia i dati tramite app e riceve un paio di plantari progettati su misura e stampati in 3D.

Dalla scansione con iPhone al plantare su misura

Il flusso proposto da Kila è costruito attorno all’app Kila Running, pubblicata da Fast Insoles, LLC. L’app sfrutta la tecnologia TrueDepth / Face ID degli iPhone compatibili per acquisire una scansione tridimensionale del piede. Secondo l’azienda, la procedura può essere completata da casa in pochi minuti, senza scanner dedicati o visita fisica in un centro specializzato.

Dopo l’acquisto, l’utente riceve l’accesso all’app, effettua la scansione e carica i dati. A quel punto il plantare viene progettato in base alla forma del piede sinistro e destro, ma anche tenendo conto del modello di scarpa indicato dal cliente. Questo dettaglio è importante: un plantare per running non deve soltanto seguire il piede, ma deve anche entrare correttamente nella scarpa senza alterarne troppo il volume interno, la stabilità e la sensazione di corsa.

Kila descrive il processo come una combinazione tra analisi digitale, progettazione in laboratorio podologico e produzione additiva. Il risultato non è una soletta generica tagliata per misura, ma un componente diverso per ogni piede, con geometria e supporto adattati alla scansione.

Il ruolo della stampa 3D

La stampa 3D entra in gioco perché consente di realizzare strutture interne difficili da ottenere con i metodi tradizionali. Un plantare convenzionale può essere fresato, termoformato, assemblato a strati o ricavato da materiali espansi. Questi metodi funzionano e sono molto diffusi, ma pongono limiti quando si vuole variare localmente la rigidità, alleggerire la struttura o ottenere geometrie reticolari complesse.

Nel caso di Kila, la stampa 3D permette di creare una struttura personalizzata che segue il piede e distribuisce il supporto dove serve. La geometria reticolare può essere progettata per combinare flessibilità, ritorno elastico e sostegno. Questo tipo di approccio è coerente con una tendenza più ampia nella produzione additiva: usare il design interno del pezzo, non solo il materiale, per modificare il comportamento meccanico.

Nel mondo del running questo è particolarmente interessante, perché il plantare deve fare più cose insieme. Deve sostenere, ma non bloccare. Deve essere leggero, ma non fragile. Deve adattarsi al piede, ma non rendere la scarpa instabile. Deve durare per molti chilometri, ma mantenere una risposta elastica accettabile.

NanoPEBA: perché Kila punta su un materiale vicino al mondo delle super shoes

Uno degli elementi principali della versione 2.0 è l’uso del materiale indicato da Kila come NanoPEBA. Il PEBA, cioè poliammide-block-etere, è diventato noto nel settore running perché appartiene alla famiglia dei materiali usati in molte scarpe ad alte prestazioni. Le schiume a base PEBA sono apprezzate per la combinazione tra leggerezza, morbidezza, resilienza e ritorno elastico.

Kila cerca di trasferire questa logica dal mondo dell’intersuola a quello del plantare. L’azienda non parla di un plantare rigido tradizionale, ma di un supporto leggero e reattivo, pensato per corridori che non vogliono perdere la sensazione della scarpa. Questo punto è centrale: molti plantari ortopedici classici sono efficaci per sostegno e correzione, ma possono risultare pesanti, rigidi o poco adatti a scarpe da corsa moderne, soprattutto a quelle con intersuole molto morbide e geometrie aggressive.

Il claim tecnico di Kila è che il NanoPEBA stampato in 3D consenta un plantare flessibile, leggero e con buon ritorno elastico. L’azienda indica un peso di circa 35 grammi per piede, valore pensato per non penalizzare la scarpa dopo la rimozione della soletta originale. Il dato va letto nel contesto di un prodotto sportivo: per un runner, anche piccoli aumenti di peso possono cambiare la percezione della scarpa, soprattutto nelle distanze lunghe.

Cosa cambia nella versione 2.0

La versione 2.0 dei plantari Kila introduce diversi miglioramenti rispetto alla generazione precedente. L’azienda cita una maggiore attenzione alla mappatura dell’arco plantare, una durata migliorata per l’uso su lunghe distanze, produzione e spedizione più rapide grazie alla lavorazione locale a San Diego e un ritorno elastico superiore grazie al materiale NanoPEBA.

Il messaggio è chiaro: Kila non vuole posizionarsi come semplice plantare correttivo, ma come accessorio prestazionale per corridori. La personalizzazione viene presentata non solo come strumento per ridurre fastidi, ma anche come modo per rendere più efficiente il contatto tra piede, plantare e scarpa.

L’azienda cita il coinvolgimento di atleti endurance e ultrarunner nello sviluppo del prodotto. Tra i nomi utilizzati nella comunicazione compare Tom Evans, vincitore della UTMB 2025, che ha corso con plantari Kila. Sono citati anche altri atleti di endurance, tra cui Anthony Costales e Beth McKenzie, usati dal marchio come esempi di adozione nel mondo competitivo.

Naturalmente, il fatto che un atleta utilizzi un prodotto non dimostra da solo un vantaggio per tutti i runner. È però utile per capire il pubblico a cui Kila si rivolge: non solo persone con dolori o necessità ortopediche, ma anche corridori che cercano un plantare leggero, stabile e compatibile con scarpe tecniche.

Produzione locale a San Diego

Un altro elemento del progetto riguarda la produzione. Kila indica San Diego, in California, come sede della propria struttura produttiva. La scelta è coerente con un modello di business basato su personalizzazione e tempi brevi: ogni ordine richiede dati individuali, progettazione e stampa dedicata.

La produzione locale permette di ridurre alcuni passaggi logistici e mantenere più controllo sul processo. Per un plantare su misura, questo può essere più importante che per un prodotto standard: ogni coppia è diversa, quindi errori di scansione, progettazione, taglia o adattamento alla scarpa devono essere gestiti con un flusso controllato.

Kila indica spedizione dopo la scansione e tempi rapidi rispetto al percorso tradizionale dei plantari personalizzati. La pagina prodotto riporta anche una garanzia soddisfatti o rimborsati di 180 giorni, elemento commerciale pensato per ridurre la diffidenza di chi acquista un prodotto su misura senza visita fisica.

Personalizzazione non significa solo misura

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che la personalizzazione non si limita alla lunghezza del piede. Un plantare utile per il running deve considerare arco plantare, pronazione, punti di carico, volume della scarpa e obiettivo d’uso. Un conto è camminare, un altro è correre su strada, trail o lunghe distanze.

Kila dichiara di progettare ogni plantare anche in base alla scarpa indicata dall’utente. Questo dettaglio può fare la differenza: una scarpa da gara con intersuola alta e volume interno ridotto non offre lo stesso spazio di una scarpa da allenamento quotidiano. Un plantare troppo spesso può cambiare il fit, sollevare eccessivamente il piede, ridurre la stabilità o creare pressioni sul collo del piede.

Per questo il collegamento tra scansione del piede e modello di scarpa è un passaggio logico. In un mercato dove le scarpe da running sono sempre più specializzate, il plantare non può essere pensato come accessorio universale.

Plantari stampati in 3D: un mercato già in movimento

Kila non è la prima azienda a usare la stampa 3D per i plantari. Da anni il settore ortopedico e podologico sperimenta flussi digitali basati su scansione, CAD e produzione additiva. Esistono soluzioni per cliniche, studi podologici, laboratori ortopedici e piattaforme consumer. La differenza sta nel posizionamento: Kila si concentra sul running e cerca di combinare linguaggio sportivo, materiali da scarpa prestazionale e processo di acquisto diretto al consumatore.

Questo approccio mostra come la stampa 3D stia uscendo dal solo ambito medicale per entrare negli accessori sportivi personalizzati. Il plantare diventa un prodotto a metà strada tra ortesi, componente tecnico e accessorio di performance.

La ricerca sui plantari stampati in 3D evidenzia da tempo il potenziale della produzione additiva nel modulare supporto, flessibilità e distribuzione della pressione plantare. Le strutture lattice e i materiali elastomerici permettono di progettare zone con comportamento diverso all’interno dello stesso componente. Per il running, questa possibilità è particolarmente utile perché l’appoggio cambia durante le fasi della corsa: contatto, carico, transizione e spinta.

Attenzione alle promesse prestazionali

Come spesso accade nei prodotti sportivi, è utile separare i dati tecnici dalle promesse commerciali. La leggerezza, la personalizzazione e l’uso di PEBA sono elementi concreti. Più complesso è dimostrare in modo universale benefici come maggiore velocità, minore rischio di infortunio o miglioramento della meccanica di corsa.

Ogni runner ha una biomeccanica diversa. Un plantare può aiutare alcuni atleti a distribuire meglio i carichi, ridurre fastidi o migliorare il comfort, ma non è automaticamente la soluzione per ogni problema. Dolori persistenti, infortuni ricorrenti o alterazioni dell’appoggio richiedono valutazione professionale. Un prodotto personalizzato acquistato online può essere utile, ma non sostituisce sempre il lavoro di podologi, fisioterapisti o medici dello sport quando c’è una condizione clinica.

Detto questo, il valore industriale del prodotto resta interessante: Kila mostra un modello in cui scansione domestica, progettazione digitale e stampa 3D permettono di offrire personalizzazione senza obbligare l’utente a entrare in un percorso tradizionale di laboratorio.

Un esempio di consumer additive manufacturing più maturo

La parte più significativa di Kila v2.0 non è solo il plantare in sé. È il modo in cui il prodotto viene costruito attorno a una catena digitale completa. L’utente acquista online, effettua una scansione con smartphone, invia i dati, il laboratorio progetta il plantare e la produzione additiva realizza una coppia unica.

Questo è uno dei casi in cui la stampa 3D ha senso nel mercato consumer: non per produrre oggetti generici in piccola serie, ma per realizzare prodotti diversi uno dall’altro, dove la geometria individuale è parte del valore. In questo contesto, la stampa 3D non è solo un metodo produttivo alternativo, ma il mezzo che rende sostenibile la personalizzazione.

Kila v2.0 si inserisce quindi in una traiettoria più ampia della manifattura additiva: prodotti su misura, dati biometrici, progettazione parametrica e produzione distribuita o locale. Il plantare da running è un oggetto piccolo, ma racconta bene questo passaggio. Non serve solo a “stampare una soletta”, ma a collegare corpo, software, materiale e produzione in un flusso unico.

Perché interessa alla stampa 3D

Per chi segue la manifattura additiva, Kila v2.0 è interessante per tre motivi. Il primo è l’uso della stampa 3D in un prodotto finale, non in un prototipo. Il secondo è l’impiego di un materiale elastomerico ad alte prestazioni associato al mondo del running. Il terzo è il modello digitale diretto al consumatore, basato su smartphone e produzione su richiesta.

Sono elementi che mostrano una possibile evoluzione degli accessori sportivi. Non tutti i plantari del futuro saranno stampati in 3D e non tutti i runner avranno bisogno di una soluzione personalizzata, ma il caso Kila dimostra che il mercato sta cercando forme di personalizzazione più accessibili, meno legate al prodotto standard e più vicine alle esigenze reali dell’utilizzatore.

Per la stampa 3D, il plantare resta un’applicazione molto concreta: geometrie personalizzate, lotti unitari, materiali flessibili, necessità di leggerezza e possibilità di modificare localmente la risposta meccanica. Kila prova a trasformare questi vantaggi in un prodotto sportivo acquistabile online, con produzione negli Stati Uniti e un processo pensato per corridori che vogliono migliorare comfort e supporto senza cambiare radicalmente la scarpa.

Kila v2.0 porta nel mondo dei plantari da running un linguaggio già noto nelle scarpe ad alte prestazioni: leggerezza, ritorno elastico, PEBA e attenzione alla biomeccanica. La differenza è che questi elementi vengono applicati a un componente personalizzato, progettato a partire dalla scansione 3D del piede e prodotto con manifattura additiva.

Il progetto non va letto come una soluzione valida per ogni runner o come sostituto universale di un percorso clinico. Va però osservato come esempio di come la stampa 3D possa entrare in prodotti sportivi finali, con un flusso digitale semplice per l’utente e abbastanza flessibile da produrre ogni coppia in modo diverso.

Kila, attraverso Fast Insoles, LLC e la propria piattaforma digitale, prova a rendere il plantare personalizzato più vicino al mondo dell’e-commerce e meno legato al percorso tradizionale del laboratorio. È un modello che potrebbe diventare sempre più comune: scansione da smartphone, progettazione su misura, produzione locale e spedizione diretta. Per la manifattura additiva, è un terreno applicativo da seguire con attenzione.

Di Fantasy

Lascia un commento