Voron Design ha pubblicato la revisione Voron Trident R2, nuova versione della sua stampante 3D CoreXY open source. Non si tratta di una macchina completamente diversa, ma di un aggiornamento della piattaforma Trident, con interventi concentrati soprattutto sul sistema di movimento degli assi XY e Z, sulla gestione delle cinghie e su alcune parti strutturali.

Per chi conosce il mondo Voron, questo approccio è coerente con la natura del progetto. Le stampanti Voron non vengono distribuite come normali prodotti commerciali pronti all’uso, ma come progetti documentati, assemblabili dall’utente partendo da distinta base, file CAD, parti stampabili, componenti meccanici, elettronica e firmware. La comunità ha un ruolo centrale: segnala problemi, testa modifiche, propone soluzioni e contribuisce alla maturazione delle diverse piattaforme.

Con Trident R2, Voron Design interviene su una stampante già nota nella fascia delle macchine CoreXY ad alte prestazioni per utenti esperti, maker evoluti e piccoli laboratori. L’obiettivo è rendere più pulita la cinematica, migliorare il percorso delle cinghie, aumentare leggermente lo spazio utile in alcune direzioni e semplificare alcune operazioni di montaggio.

Una revisione, non una nuova stampante

Il primo punto da chiarire è questo: Voron Trident R2 non sostituisce il concetto della Trident con un progetto differente. La struttura resta quella di una stampante 3D CoreXY chiusa, pensata per lavorare con materiali tecnici come ABS, ASA, nylon e policarbonati entro i limiti previsti dal progetto.

La Trident mantiene la logica tipica Voron: telaio rigido, guide lineari, movimentazione XY leggera, piano che si muove lungo Z, firmware Klipper e ampio spazio alla personalizzazione. A cambiare sono diversi dettagli meccanici, molti dei quali interessano chi sta costruendo una Trident da zero o chi possiede una versione precedente e vuole capire se convenga aggiornare alcune parti.

Voron Design mette a disposizione i file aggiornati attraverso il repository GitHub del progetto. Sono presenti modelli CAD, file STL per le parti stampabili, DXF per i pannelli e manuale di assemblaggio aggiornato. Per chi parte da zero, i file R2 rappresentano la base più aggiornata. Per chi ha già una Trident funzionante, l’aggiornamento va valutato caso per caso, perché non tutte le modifiche sono indispensabili su una macchina già assemblata e ben tarata.

Cosa cambia nel sistema XY

Una delle aree principali della revisione riguarda il gruppo XY, quindi la parte che gestisce il movimento del toolhead nel piano di stampa. In una macchina CoreXY, il percorso delle cinghie e l’allineamento dei rinvii hanno un’influenza diretta sulla qualità del movimento, sulla manutenzione e sulla facilità di assemblaggio.

Nella Trident R2 i supporti dei motori A/B sono stati riprogettati. Il nuovo disegno supporta una configurazione con motori a shaft lungo e doppio supporto, una soluzione pensata per distribuire meglio i carichi e migliorare la stabilità del sistema. Il percorso della cinghia viene accorciato di 53 mm, un dato che può sembrare piccolo, ma in un sistema CoreXY aiuta a ridurre complessità e margini di errore nel cablaggio meccanico della trasmissione.

Un altro elemento pratico riguarda il fissaggio dei motori: nella nuova versione vengono utilizzate tutte e quattro le viti. È una scelta semplice, ma importante per chi assembla la macchina, perché rende il montaggio più robusto e meno ambiguo.

Voron Design ha anche spostato la posizione del supporto di 3 mm, ottenendo più corsa utile sull’asse Y. Le piastre principali passano da 5 a 6 mm di spessore, scelta che punta a una maggiore rigidità nei punti in cui la trasmissione scarica forze sul telaio.

Giunti XY e rinvii anteriori più curati

Un altro intervento riguarda i giunti XY. Il progetto corregge un disallineamento degli idler di 0,173 mm e accorcia l’assemblaggio di 5 mm. Sono valori da officina, non da scheda marketing, ma su una stampante 3D di questo tipo possono fare differenza perché riducono piccoli errori cumulativi nel passaggio delle cinghie.

I nuovi rinvii anteriori e tendicinghia derivano dai Beefy Front Idlers sviluppati da clee, una modifica ben conosciuta nella comunità Voron. Il sistema introduce una regolazione tramite singola vite e guide in PTFE per il carrello tendicinghia. Anche qui il tema non è solo la prestazione, ma la semplicità di montaggio e manutenzione.

La regolazione della tensione delle cinghie è uno dei passaggi più delicati nelle CoreXY fai da te. Una tensione errata può portare a ringing, perdita di precisione, usura prematura o differenze tra i movimenti sui due assi. Una soluzione più accessibile nella fase di regolazione rende la macchina meno ostica per chi costruisce la propria Trident partendo dal kit di componenti o dalla distinta base.

L’aggiornamento permette anche altri 3 mm di corsa in Y. Non cambia la classe della stampante, ma offre qualche millimetro utile in più in una struttura dove ogni spazio libero è il risultato di compromessi tra telaio, carrello, pannelli, elettronica e toolhead.

L’asse Z viene ripensato nei punti di fissaggio

La seconda area importante della R2 è l’asse Z. Nella nuova revisione i supporti dei motori Z vengono fissati all’interno del telaio invece che dall’alto. Questo sposta i motori 16 mm più in basso e libera più spazio per il toolhead.

La scelta è interessante perché sulla Trident il piano si muove lungo l’asse Z, mentre il sistema XY lavora nella parte superiore della macchina. Lo spazio disponibile nella zona del toolhead è sempre prezioso, soprattutto quando si usano estrusori diretti, sistemi di raffreddamento più ingombranti, sonde o moduli aggiuntivi.

Anche i carrelli Z sono stati aggiornati. Il punto di rotazione GE5C è stato riposizionato per consentire una maggiore regolazione del piano in Y. Il carrello posteriore riceve modifiche alla posizione della guida MGN9, mentre le staffe superiori delle estrusioni sono state accorciate. Sono interventi che non cambiano la filosofia della macchina, ma rendono più coerente l’insieme meccanico.

Piccole modifiche che contano durante l’assemblaggio

Oltre ai cambiamenti su XY e Z, Voron Trident R2 introduce una serie di aggiornamenti minori. Tra questi ci sono una nuova piastra di ingresso per il tubo PTFE, un supporto laterale per la bobina, un portatubo PTFE aggiornato e modifiche agli angoli dello skirt.

Gli angoli dello skirt vengono spostati di 1 mm per ridurre gli spazi visibili tra i pannelli. Inoltre, al posto dei dadi esagonali vengono usati inserti filettati M5 a caldo. È una soluzione più ordinata, utile soprattutto su una macchina che deve essere smontata, regolata o mantenuta nel tempo.

Questi dettagli spiegano bene il tipo di lavoro svolto da Voron Design: non una corsa alla scheda tecnica, ma una revisione nata dall’esperienza di montaggio e dall’uso reale della macchina. In un progetto open source, molte migliorie arrivano quando decine o centinaia di utenti incontrano gli stessi piccoli problemi e li trasformano in modifiche documentate.

Il ruolo di GitHub e della documentazione aperta

Il rilascio della Trident R2 passa dal repository VoronDesign/Voron-Trident su GitHub, dove sono raccolti i file del progetto. Questo è un aspetto centrale perché la stampante non viene descritta soltanto da una scheda prodotto: il progetto è fatto di file scaricabili, distinta base, manuali, disegni, parti stampabili e indicazioni di sourcing.

La documentazione Voron ricorda che la BOM, cioè la distinta base generata dal configuratore sul sito Voron Design, è il riferimento principale per costruire la macchina. Il configuratore permette di scegliere parametri come configurazione di alimentazione del filamento, tipo di giunti del telaio e dimensione della stampante.

Le dimensioni consigliate per la Voron Trident sono 250 x 250 x 250 mm, 300 x 300 x 250 mm e 350 x 350 x 250 mm. È disponibile anche una configurazione personalizzata, ma il progetto Voron invita a restare entro specifiche ragionevoli, perché l’aumento del volume in una CoreXY comporta maggiori difficoltà di costruzione, taratura, manutenzione e affidabilità.

Open source, ma non necessariamente semplice

La parola open source, nel caso Voron, non significa “facile per tutti”. Significa che il progetto è documentato e modificabile, ma richiede competenze meccaniche, elettriche e software. Una Trident non è una stampante da togliere dalla scatola e accendere in pochi minuti. È una macchina da costruire.

Questo è anche il suo fascino. Chi assembla una Voron impara come funziona una stampante 3D in profondità: tensione delle cinghie, geometria del telaio, guide lineari, elettronica, firmware Klipper, configurazioni, termiche, cablaggio, profili slicer e sicurezza.

Voron Design non vende direttamente la Trident come kit ufficiale. Esistono fornitori che propongono kit completi o parziali, ma il progetto invita a distinguere tra distinta base ufficiale e sourcing guide. La distinta base è il riferimento per le quantità e i componenti necessari; le guide di acquisto servono come supporto, ma non sostituiscono il controllo da parte dell’utente.

Klipper, Raspberry Pi e componentistica

Tutte le stampanti Voron utilizzano Klipper, firmware che sposta parte del calcolo su un computer esterno, spesso un Raspberry Pi, lasciando alla scheda di controllo il compito di eseguire i comandi di movimento. Questo approccio consente configurazioni flessibili, funzioni avanzate come input shaping e modifiche rapide ai file di configurazione.

Nella documentazione Voron compaiono anche riferimenti a componenti e fornitori come Gates Unitta per le cinghie, Misumi per le estrusioni e guide lineari di tipo MGN. Non significa che questi marchi siano coinvolti direttamente nello sviluppo della Trident R2, ma fa capire il tipo di componentistica su cui si basa il progetto: elementi meccanici di qualità, selezionati per ottenere una macchina rigida e prevedibile.

Per le parti stampate, Voron consiglia impostazioni specifiche e materiali adatti alla camera chiusa. L’ABS resta uno dei materiali di riferimento per molti componenti strutturali, proprio perché resiste meglio alle temperature interne della camera rispetto a materiali più semplici come il PLA.

Per chi è pensata la Voron Trident R2

La Trident R2 non è pensata per chi cerca la prima stampante 3D economica. È più adatta a utenti che vogliono costruire una macchina solida, chiusa, configurabile e mantenibile, accettando il tempo necessario per sourcing, assemblaggio e calibrazione.

Può interessare a maker esperti, service interni, laboratori didattici avanzati e piccoli reparti tecnici che preferiscono una macchina aperta e modificabile rispetto a una piattaforma chiusa. La presenza di una comunità attiva è uno dei punti forti del progetto: forum, Discord, GitHub e documentazione permettono di trovare supporto, modifiche e soluzioni ai problemi più comuni.

L’aggiornamento R2 può essere utile anche per chi stava pianificando una nuova Trident e non aveva ancora iniziato a stampare o acquistare le parti. In questo caso ha senso partire dai file più aggiornati. Per chi invece possiede già una Trident funzionante, il discorso è diverso: se la macchina stampa bene e non presenta problemi meccanici, l’aggiornamento non va considerato obbligatorio.

Una maturazione del progetto Trident

La Voron Trident R2 mostra una direzione precisa: meno enfasi sull’effetto annuncio e più attenzione a ciò che rende una macchina migliore nell’uso quotidiano. Percorsi cinghia più ordinati, supporti più robusti, regolazioni più semplici, maggiore clearance per il toolhead e piccoli miglioramenti di montaggio sono interventi che parlano a chi una stampante la costruisce davvero.

Nel settore delle stampanti 3D desktop si tende spesso a misurare tutto con velocità massime, accelerazioni dichiarate o funzioni automatiche. Nel mondo Voron, invece, il valore è anche nella possibilità di capire, modificare e mantenere la macchina. Trident R2 non cambia questa identità: la rafforza con una revisione meccanica più pulita e documentata.

Per la comunità open source della stampa 3D, è un aggiornamento interessante perché conferma la vitalità del progetto Voron. Non una nuova macchina da comprare a scatola chiusa, ma un insieme di file, scelte progettuali e migliorie che ogni utente può studiare, adottare o adattare alla propria configurazione.

Di Fantasy

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