Austal, Curtin University e Additive Manufacturing Cooperative Research Centre, AMCRC, hanno avviato un progetto di ricerca dedicato all’impiego della manifattura additiva nelle filiere navali e della difesa in Australia. L’obiettivo non è presentare un singolo pezzo stampato in 3D, né mostrare una prova tecnica isolata, ma costruire un sistema di valutazione che aiuti a capire quali componenti di una nave possano essere prodotti in modo sensato con tecnologie additive.

Il progetto ha un valore complessivo superiore ai 600.000 dollari australiani e coinvolge un arco di lavoro che va dal 2026 alla fine del 2027. Al centro c’è una domanda molto concreta: quando la stampa 3D porta un vantaggio reale rispetto alla produzione tradizionale, all’acquisto da fornitori esterni o alla gestione di scorte fisiche?

Nel settore marittimo questa domanda pesa più che in altri comparti. Una nave militare o commerciale contiene migliaia di componenti, molti dei quali devono rispettare requisiti stringenti in termini di materiali, sicurezza, corrosione, tracciabilità, carichi meccanici e certificazione. Stampare un pezzo solo perché è possibile farlo non basta. Bisogna dimostrare che quel componente possa essere prodotto con qualità ripetibile, che possa superare i controlli richiesti, che abbia un costo giustificabile e che riduca davvero i rischi legati alla disponibilità dei ricambi.

Dalla prova tecnica al metodo industriale

Il punto più interessante del progetto è proprio il passaggio da un uso opportunistico della stampa 3D a un approccio sistematico. Molte aziende hanno già sperimentato la manifattura additiva per ricambi, utensili, parti metalliche complesse o componenti difficili da reperire. Il problema nasce quando si deve decidere dove investire, quali macchine acquistare, quali fornitori qualificare, quali materiali sviluppare e quali parti inserire in una catena produttiva certificabile.

Austal vuole creare, insieme a Curtin University e AMCRC, un framework capace di analizzare cataloghi di componenti anche molto estesi. L’idea è classificare i pezzi secondo criteri operativi, tecnici, commerciali e legali. In pratica, non si guarda solo alla geometria del componente, ma anche al suo ruolo a bordo, al tempo di consegna attuale, alla criticità per la manutenzione, alla compatibilità con i materiali disponibili, alla possibilità di qualifica e all’impatto sulla filiera.

Questo tipo di analisi è importante perché la stampa 3D non ha lo stesso valore in ogni situazione. Per un componente semplice, economico e disponibile in tempi brevi, la produzione additiva può non offrire vantaggi. Per una parte fuori produzione, soggetta a lunghi tempi di approvvigionamento o richiesta in piccole quantità, il discorso cambia. Nei programmi navali, soprattutto in ambito difesa, il valore non è solo nel prezzo unitario, ma nella disponibilità del pezzo quando serve.

Il ruolo di Austal

Austal è uno dei principali costruttori navali australiani e opera in Australia, Stati Uniti, Filippine e Vietnam. L’azienda è attiva sia nel settore commerciale sia in quello della difesa, con navi in alluminio e acciaio, programmi di costruzione, supporto e manutenzione. La manifattura additiva si inserisce in un percorso più ampio che comprende produzione modulare, automazione, gemello digitale e tracciabilità lungo il ciclo produttivo.

L’esperienza statunitense di Austal è uno degli elementi che rendono il progetto più concreto. Austal USA guida le attività del Navy Additive Manufacturing Center of Excellence a Danville, in Virginia, una struttura dedicata alla qualificazione e alla produzione additiva di componenti per applicazioni navali, con particolare attenzione ai programmi sottomarini. Il centro lavora su tecnologie come Laser Powder Bed Fusion, Wire Arc Additive Manufacturing, Wire Laser Additive Manufacturing e anche applicazioni esplorative di Cold Spray Additive Manufacturing.

Queste esperienze sono utili perché la stampa 3D per la difesa non si limita alla macchina. Serve un sistema di dati tecnici, fornitori qualificati, controlli di qualità, processi ripetibili e documentazione. In altre parole, la parte stampata deve entrare in un ambiente produttivo regolato, non restare un prototipo da laboratorio.

Curtin University e la parte scientifica

Curtin University avrà il compito di sviluppare e validare la metodologia. L’università australiana porta competenze in scienza dei materiali, caratterizzazione, corrosione e manifattura avanzata. Sono ambiti essenziali per il settore navale, dove i componenti lavorano in ambienti aggressivi e devono mantenere prestazioni affidabili nel tempo.

Curtin non parte da zero in questo campo. L’università ha già collaborato con Austal e AML3D in un progetto dedicato alla produzione additiva metallica di un davit, cioè un braccio di recupero per applicazioni navali. In quel caso, il componente in alluminio realizzato con tecnologia Wire Arc Additive Manufacturing aveva ricevuto una verifica da DNV dopo test funzionali, controlli distruttivi e non distruttivi, analisi microstrutturali e valutazioni legate alla corrosione. Il componente era stato provato a un carico superiore al doppio di quello di progetto.

Quell’esempio aiuta a capire perché la certificazione sia un passaggio decisivo. Nel settore navale non basta produrre una forma corretta. Bisogna dimostrare che il materiale, il processo e il componente rispondano a requisiti verificabili. La stampa 3D metallica, soprattutto quando viene usata per parti strutturali o funzionali, deve essere inserita in un percorso di qualifica chiaro.

AMCRC e la costruzione di una filiera nazionale

AMCRC nasce per collegare industria, ricerca e formazione nel settore della manifattura additiva in Australia. Il centro lavora con partner industriali, università e istituzioni per finanziare progetti collaborativi, sviluppare competenze e portare sul mercato nuove applicazioni.

Nel caso del progetto con Austal e Curtin University, il tema non è solo tecnologico. L’Australia sta cercando di rafforzare la propria capacità manifatturiera nazionale in settori critici come difesa, aerospazio, sanità, automotive e costruzioni. La stampa 3D può contribuire a ridurre la dipendenza da fornitori lontani, ma solo se viene adottata con criteri industriali. Senza una domanda chiara, anche le aziende interessate faticano a giustificare investimenti in impianti, personale qualificato e procedure di certificazione.

Il framework in sviluppo dovrebbe quindi servire anche come strumento di pianificazione. Una volta identificati i componenti più adatti, le aziende possono capire quali tecnologie additive siano necessarie, quali materiali vadano qualificati, quali fornitori coinvolgere e quali competenze sviluppare.

Perché il settore navale guarda alla stampa 3D

Le filiere navali hanno caratteristiche che rendono interessante la manifattura additiva. Le navi restano in servizio per molti anni, spesso per decenni. Durante il ciclo di vita cambiano fornitori, materiali, standard e configurazioni. Alcuni ricambi diventano difficili da reperire, altri richiedono tempi di consegna lunghi, altri ancora sono necessari in quantità troppo basse per giustificare produzioni tradizionali.

La stampa 3D può rispondere a una parte di questi problemi. Può aiutare nella produzione di ricambi a bassa tiratura, nella riduzione dei tempi di attesa, nella realizzazione di geometrie complesse, nell’alleggerimento di alcuni componenti e nella creazione di scorte digitali. Questo non significa eliminare magazzini e fornitori tradizionali, ma affiancare alla filiera esistente una capacità produttiva più flessibile.

Nel campo della difesa, la disponibilità dei componenti può incidere direttamente sull’operatività. Un fermo nave causato da una parte mancante può avere costi elevati e conseguenze operative. Per questo il valore della stampa 3D va letto anche in termini di resilienza: non solo quanto costa produrre un pezzo, ma quanto costa non averlo.

Il collegamento con ASC e i programmi sottomarini

Il lavoro di Austal sulla manifattura additiva si collega anche alla collaborazione con ASC, il partner australiano per i sottomarini. ASC e Austal hanno firmato un memorandum d’intesa per sviluppare competenze additive e formazione, con attenzione alla manutenzione dei sottomarini Collins Class e al supporto legato ai sottomarini Virginia Class di costruzione statunitense.

Questo elemento inserisce il progetto in un contesto più ampio. La stampa 3D non viene considerata solo per nuove navi, ma anche per il sustainment, cioè per la manutenzione, l’aggiornamento e la gestione del ciclo di vita delle piattaforme già in servizio. È proprio nel sustainment che la manifattura additiva può trovare alcuni dei casi d’uso più solidi, perché permette di affrontare obsolescenza, piccoli lotti e tempi di fornitura irregolari.

Non tutti i componenti saranno adatti

Un aspetto da sottolineare è che il progetto non parte dall’idea che tutto debba essere stampato in 3D. Al contrario, il valore del framework sarà anche nello scartare i casi meno adatti. Una parte può essere tecnicamente stampabile ma non conveniente. Può essere conveniente ma difficile da certificare. Può essere utile in emergenza ma non adatta alla produzione ordinaria. Può richiedere materiali o controlli non ancora disponibili nella filiera locale.

Questa selezione è fondamentale. La manifattura additiva industriale cresce quando viene usata dove risolve un problema specifico. Nel settore navale, i problemi più interessanti riguardano tempi di approvvigionamento, disponibilità dei ricambi, riduzione del rischio nella supply chain, produzione di geometrie complesse e capacità di adattare rapidamente parti e attrezzature.

Un modello replicabile oltre la difesa

Anche se il progetto nasce nel contesto marittimo e della difesa, il modello potrebbe essere utile in altri settori industriali. Molte aziende si trovano davanti alla stessa difficoltà: hanno cataloghi di componenti molto ampi, conoscono in generale i vantaggi della stampa 3D, ma non dispongono di un metodo rapido per decidere dove applicarla.

Un sistema di valutazione basato su criteri tecnici, economici, operativi e normativi può aiutare anche comparti come energia, trasporti, minerario, agricoltura, infrastrutture e produzione di macchinari. In tutti questi casi, la manifattura additiva può avere senso quando il componente è critico, personalizzato, difficile da reperire, complesso da produrre o richiesto in lotti ridotti.

La vera sfida è industrializzare

Il progetto di Austal, Curtin University e AMCRC mostra una direzione chiara: la stampa 3D navale sta passando dalla dimostrazione tecnica alla gestione industriale. Le domande decisive non sono più soltanto “si può stampare?” o “quale macchina serve?”. Le domande diventano: quale componente conviene stampare, con quale processo, con quale materiale, con quali controlli, con quale catena di fornitura e con quale ritorno operativo?

Per la cantieristica navale questo cambio di prospettiva è essenziale. Le tecnologie additive possono diventare uno strumento utile solo se integrate con progettazione, manutenzione, logistica, certificazione e gestione dei dati. Il lavoro avviato in Australia punta proprio a questo: trasformare la stampa 3D da opzione tecnica a scelta industriale misurabile.

Di Fantasy

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