Arkema ha chiuso il primo trimestre 2026 in un contesto industriale non semplice, con domanda ancora debole in Europa e negli Stati Uniti, ma con segnali più solidi in alcune aree ad alto valore aggiunto. Tra queste, il gruppo francese cita in modo esplicito anche la stampa 3D, inserita insieme a batterie, sport e healthcare tra i mercati che hanno registrato una crescita dei volumi di circa il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un dato interessante perché arriva in un trimestre in cui i ricavi complessivi sono scesi, mostrando una differenza netta tra l’andamento generale del settore chimico e quello di alcune applicazioni specialistiche.
Nel periodo gennaio-marzo 2026 Arkema ha registrato vendite per 2,18 miliardi di euro, in calo dell’8,4% rispetto ai 2,38 miliardi del primo trimestre 2025. L’EBITDA è sceso a 282,7 milioni di euro, contro i 328,6 milioni dell’anno precedente, con un margine EBITDA del 13%. L’utile netto rettificato è stato pari a 64,7 milioni di euro, mentre il risultato per azione rettificato si è attestato a 0,86 euro. A pesare sui numeri sono stati l’effetto negativo dei cambi, la riduzione dei prezzi di vendita e un avvio d’anno più debole nei mesi di gennaio e febbraio.
La stampa 3D dentro la strategia dei materiali speciali
Il dato più utile per leggere il trimestre dal punto di vista della manifattura additiva non è il fatturato complessivo del gruppo, ma il ruolo che Arkema assegna ai materiali speciali. Il gruppo non parla di stampa 3D come segmento isolato, ma come uno dei mercati applicativi dove polimeri, resine e polveri tecniche possono trovare sbocchi industriali più qualificati. In questo senso la stampa 3D non è presentata come una moda, ma come un’area in cui servono materiali con proprietà più definite: resistenza chimica, resistenza all’impatto, stabilità termica, prestazioni dielettriche, duttilità, leggerezza e ritorno elastico.
Arkema propone per la manifattura additiva tre grandi famiglie di materiali: resine liquide per processi a fotopolimerizzazione, polveri termoplastiche per powder bed fusion e pellet termoplastici per estrusione a filamento. Questa impostazione copre una parte ampia del mercato: dalle applicazioni in resina UV per componenti dettagliati fino ai materiali tecnici per parti funzionali, senza limitarsi alla prototipazione.
Polveri fini, PA11, PEKK e resine UV
Nel portafoglio Arkema rientrano materiali noti nel mondo della stampa 3D industriale, tra cui Rilsan PA11, Kepstan PEKK, Pebax TPE e le resine N3xtDimension sviluppate nell’area Sartomer. Il punto non è soltanto avere “un materiale stampabile”, ma offrire soluzioni che possano rispondere a richieste tecniche precise. Per esempio, Rilsan PA11 viene valorizzato per la combinazione tra duttilità, resistenza all’impatto e comportamento a bassa temperatura, caratteristiche utili per parti che devono sopportare sollecitazioni meccaniche e non solo essere esteticamente corrette.
Il PA11 Rilsan ha anche una componente strategica perché fa parte delle poliammidi speciali di Arkema, insieme a Rilsamid PA12, Orgasol, Pebax, Rilsan Clear e altre famiglie. Arkema indica per queste poliammidi proprietà come flessibilità, tenacità, resistenza all’abrasione, resistenza all’impatto a freddo, leggerezza e, per alcune gamme, origine bio-based. Sono caratteristiche che spiegano perché questi materiali siano interessanti in ambiti come sport, medicale, componentistica tecnica e dispositivi indossabili.
Kepstan PEKK si colloca invece nella fascia dei polimeri ad alte prestazioni. Arkema lo descrive come un materiale con punto di fusione molto elevato, tra 300 e 360 °C a seconda del grado, resistente a sostanze chimiche e abrasione. Rinforzato con fibra di carbonio può offrire rigidità paragonabile ad alcuni metalli, con peso inferiore. Per la stampa 3D questo significa poter considerare componenti funzionali per piccole e medie serie in settori dove temperatura, peso e resistenza sono fattori di progetto importanti, come aerospazio, oil & gas e applicazioni tecniche spinte.
Sul fronte delle resine, Sartomer, società del gruppo Arkema, lavora su monomeri, oligomeri, fotoiniziatori e additivi per sistemi UV, LED ed EB. La linea N3xtDimension è pensata per la stampa 3D fotopolimerica e comprende formulazioni personalizzabili, resine ingegnerizzate e componenti chimici per ottenere prestazioni mirate. Arkema cita applicazioni industriali in ambiti come medicale, dentale, elettronica e articoli sportivi.
Advanced Materials: il segmento da guardare per la manifattura additiva
Per capire dove si inserisce la stampa 3D nei risultati di Arkema bisogna guardare soprattutto al segmento Advanced Materials. Nel primo trimestre 2026 questo segmento ha generato vendite per 806,2 milioni di euro, contro 857,8 milioni nel primo trimestre 2025, con un calo del 6% a valori riportati. A cambi costanti, però, il segmento è rimasto sostanzialmente stabile, con volumi in crescita dell’1,6%. L’EBITDA è sceso a 139 milioni di euro, rispetto ai 174,6 milioni dell’anno precedente, ma Arkema segnala un miglioramento nel mese di marzo e prevede un andamento più favorevole nel secondo trimestre, sostenuto dagli High Performance Polymers.
Questo passaggio è rilevante perché molti materiali per la stampa 3D industriale si trovano proprio nell’area dei polimeri ad alte prestazioni. In un mercato dove la domanda generale resta prudente, i materiali speciali possono difendere meglio il valore quando sono collegati ad applicazioni qualificate: non pezzi generici, ma componenti con requisiti di resistenza, leggerezza, comportamento termico o compatibilità chimica. È qui che la manifattura additiva può diventare parte della strategia di Arkema, non come voce separata di bilancio, ma come mercato finale per un portafoglio più ampio.
Singapore, Calvert City e Changshu: investimenti che rafforzano la filiera dei materiali
Nel trimestre Arkema ha anche evidenziato alcuni progetti industriali che non riguardano tutti direttamente la stampa 3D, ma aiutano a capire la direzione del gruppo. La nuova unità Rilsan Clear a Singapore, avviata a inizio 2026, aumenta la capacità nelle poliammidi trasparenti ad alte prestazioni e triplica la capacità globale Arkema per questa famiglia. Rilsan Clear è destinato a mercati come occhialeria, elettronica di consumo, dispositivi healthcare ed elettrodomestici, quindi settori dove estetica, leggerezza, trasparenza e prestazioni meccaniche devono convivere.
Arkema sta portando avanti anche l’espansione della capacità PVDF negli Stati Uniti, presso il sito di Calvert City nel Kentucky. L’investimento annunciato è di circa 20 milioni di dollari e prevede un aumento del 15% della capacità del sito, con avvio pianificato a metà 2026. Il PVDF Kynar è collegato soprattutto a batterie agli ioni di litio, sistemi di accumulo, semiconduttori e cavi, non alla stampa 3D in senso stretto. Tuttavia, mostra come Arkema stia spingendo su materiali tecnici legati a filiere industriali dove prestazioni, fornitura locale e qualificazione dei materiali contano più del prezzo al chilo.
In Cina, invece, il gruppo ha annunciato un’espansione del 20% della capacità PVDF nel sito di Changshu, con avvio previsto nel 2028. Anche in questo caso il riferimento principale è il mercato batterie e accumulo di energia, ma il messaggio è coerente con la strategia generale: Arkema vuole rafforzare la propria presenza nei materiali speciali, con impianti distribuiti nelle aree di domanda e una maggiore vicinanza ai clienti industriali.
Perché il dato sul 3D printing conta
Il fatto che Arkema inserisca la stampa 3D tra i mercati in crescita del trimestre non significa che tutta la manifattura additiva stia correndo allo stesso ritmo, né che ogni materiale per stampa 3D abbia lo stesso andamento. Il dato va letto in modo più preciso: Arkema segnala una crescita dei volumi di circa il 15% per un gruppo di mercati considerati attrattivi, composto da batterie, sport, stampa 3D e healthcare. La stampa 3D quindi partecipa a una dinamica positiva dentro un portafoglio tecnico più ampio.
Per chi segue la manifattura additiva, il segnale è comunque importante. Nei materiali avanzati la crescita non passa solo dall’aumento del numero di stampanti installate, ma dalla capacità di qualificare polveri, resine e polimeri per applicazioni reali. Quando un gruppo come Arkema parla di polveri ultrafini per stampa 3D, resine UV su misura e polimeri ad alte prestazioni, il tema diventa industriale: ripetibilità, prestazioni, supply chain, standardizzazione e supporto applicativo.
Prospettive per il resto del 2026
Per il 2026 Arkema conferma l’obiettivo di una lieve crescita dell’EBITDA a cambi costanti. Il gruppo prevede di gestire con attenzione i costi, adeguare i prezzi dove necessario e portare a regime i principali progetti di crescita, che dovrebbero contribuire per circa 50 milioni di euro di EBITDA aggiuntivo nel 2026 rispetto al 2025. La società indica inoltre investimenti annui intorno a 600 milioni di euro, lasciando spazio a progetti mirati nei mercati considerati più interessanti.
Per la stampa 3D, il punto da seguire nei prossimi trimestri sarà l’evoluzione degli High Performance Polymers e delle resine tecniche. Se la domanda in Europa e Nord America rimarrà debole, le applicazioni più qualificate potrebbero avere un ruolo più importante nel mantenere volumi e margini. Arkema non presenta la manifattura additiva come un comparto separato, ma come una destinazione concreta per materiali con proprietà più evolute. Ed è proprio questa lettura a rendere il trimestre interessante: meno entusiasmo generico, più attenzione alla chimica dei materiali che rende possibile la produzione additiva industriale.
