All’Universitätsklinikum Leipzig, la stampa 3D non viene considerata soltanto una tecnologia dimostrativa o uno strumento da laboratorio. Nel lavoro clinico e di ricerca dell’ospedale universitario tedesco è diventata una parte della medicina personalizzata, soprattutto quando il medico deve preparare un intervento su strutture anatomiche complesse, lavorare vicino a nervi e vasi sanguigni, oppure inserire strumenti in aree del corpo dove pochi millimetri fanno la differenza. Il centro tedesco lavora su queste applicazioni da circa un decennio e, nel caso dei sistemi stereotassici stampati in 3D per la neurochirurgia, l’esperienza risale a circa vent’anni.

Il cuore di questa attività è LEGEND, acronimo di Leipzig Neurosurgical 3D Research and Development Center, struttura collegata alla Klinik und Poliklinik für Neurochirurgie dell’Universitätsklinikum Leipzig e alla Medizinische Fakultät der Universität Leipzig. Il centro è guidato da Prof. Dirk Winkler e PD Dr. Ronny Grunert, in collaborazione con Prof. Erdem Güresir, direttore della clinica di neurochirurgia del UKL. La ricerca non riguarda un solo dispositivo, ma una catena di lavoro più ampia: elaborazione di immagini mediche, trasformazione dei dati in modelli digitali, produzione additiva di strumenti o modelli e integrazione con nuove tecniche di navigazione chirurgica.

Dalle immagini mediche agli strumenti su misura

Il punto di partenza è spesso una TAC o una risonanza magnetica. Queste immagini contengono le informazioni anatomiche del paziente, ma il chirurgo deve interpretarle su uno schermo. La stampa 3D permette di fare un passaggio in più: trasformare quei dati in modelli fisici, guide, telai o strumenti che riproducono la situazione specifica del paziente. La piattaforma next3D, nata dalla collaborazione tra UKL e Fraunhofer-Institut für Werkzeugmaschinen und Umformtechnik IWU Dresden, si occupa proprio di questa trasformazione, con una process chain software che analizza il materiale medico, lo prepara e lo converte in geometrie producibili con tecnologie additive.

Per un chirurgo, avere un modello anatomico 1:1 non significa soltanto “vedere meglio”. Significa poter studiare la relazione tra tumore, osso, organi, vasi e nervi prima di entrare in sala operatoria. Nel caso di interventi difficili, questo può aiutare a scegliere il punto di accesso, simulare passaggi critici e ridurre l’improvvisazione durante l’operazione. Il Deutsches Ärzteblatt ha descritto il caso degli interventi tumorali complessi nel piccolo bacino, dove organi e grandi vasi sono molto vicini tra loro: in quel contesto il team di Lipsia ha usato modelli tridimensionali e multicolore in scala reale per preparare l’operazione.

Neurochirurgia: telai stereotassici personalizzati

Una delle applicazioni più importanti riguarda i telai stereotassici stampati in 3D. In neurochirurgia questi sistemi servono come guida per posizionare aghi da biopsia o elettrodi nel cervello. Il caso più noto è la stimolazione cerebrale profonda per il trattamento del Parkinson, dove l’elettrodo deve essere inserito in un punto definito con elevata accuratezza. Secondo l’UKL, i telai personalizzati stampati in 3D sono progettati sulla base dell’anatomia del singolo paziente e consentono interventi con precisione nell’ordine del decimo di millimetro.

Rispetto ai tradizionali telai metallici standardizzati, le soluzioni in plastica stampate in 3D hanno alcuni vantaggi pratici. Sono più leggere, possono essere realizzate come dispositivi monouso e permettono geometrie più complesse. Questo non vuol dire che la stampa 3D sostituisca da sola la competenza chirurgica o le verifiche regolatorie, ma consente di costruire un dispositivo intorno al paziente anziché adattare il paziente a un dispositivo standard. È un cambio di impostazione che si adatta bene alla medicina personalizzata: meno componenti generici, più strumenti legati al caso clinico concreto.

Chirurgia vascolare: modelli per preparare protesi su misura

La stampa 3D medicale a Lipsia non si ferma alla neurochirurgia. Un altro campo rilevante è la chirurgia vascolare, in particolare il trattamento degli aneurismi dell’aorta. In casi complessi, l’anatomia dei vasi può rendere difficile adattare una protesi standard. L’UKL ha descritto l’uso di modelli vascolari in plastica ottenuti da dati TAC: la protesi viene provata e adattata sul modello prima dell’intervento, come su una dima fisica che riproduce le diramazioni del paziente.

Un articolo di MT-Dialog sul lavoro del team di Lipsia riporta che il modello vascolare poteva essere prodotto in plastica entro 24 ore. Per pazienti ad alto rischio, la differenza tra aspettare una protesi realizzata esternamente e poter preparare l’intervento in tempi molto più brevi può essere significativa. Nello stesso contesto viene citata Dr. Daniela Branzan, chirurga vascolare del UKL, impegnata nell’utilizzo di questi modelli per adattare protesi in interventi su aneurismi.

Questa applicazione mostra uno degli aspetti più concreti della stampa 3D in ospedale: non sempre il componente stampato entra nel corpo del paziente. In molti casi il modello stampato serve fuori dal corpo, come strumento di pianificazione, test, comunicazione e preparazione. È una distinzione importante perché i requisiti regolatori, i materiali e il percorso di validazione cambiano molto tra un modello anatomico, una guida chirurgica, un impianto e uno strumento da usare direttamente in sala operatoria.

Ortopedia, protesi, ortesi e caschi medicali

L’UKL indica anche possibili applicazioni in ortopedia e chirurgia, dove modelli 3D in scala reale possono aiutare nella produzione di impianti adattati al difetto anatomico. Le ortesi e le protesi progettate a partire da scansioni 3D possono offrire un migliore adattamento rispetto ai modelli standard, perché vengono costruite sulle misure reali del paziente. Questo è particolarmente rilevante quando il comfort, la distribuzione delle pressioni e la stabilità del dispositivo incidono sull’uso quotidiano.

Un altro campo citato è quello dei caschi medicali. Possono essere utilizzati per trattare deformazioni craniche nei neonati o per proteggere il cranio dopo una craniectomia. In questo caso la testa viene acquisita con uno scanner 3D senza contatto, il software calcola la forma del casco e la produzione additiva permette di realizzare una protezione leggera, igienica e adattata alla geometria del paziente. L’uso di plastiche biocompatibili consente di progettare forme complesse senza aumentare inutilmente peso e ingombro.

Spatial computing e dati nel campo visivo del chirurgo

La ricerca di Lipsia guarda anche oltre la stampa fisica dei modelli. LEGEND e UKL lavorano sullo spatial computing applicato alla medicina: dati TAC, risonanze, parametri vitali e informazioni cliniche possono essere visualizzati attraverso occhiali o headset, sovrapponendo contenuti digitali alla scena reale. L’idea è offrire al chirurgo informazioni utili senza costringerlo a distogliere continuamente lo sguardo dal campo operatorio.

In un progetto sviluppato con il Fraunhofer IWU, una app per occhiali dati standard collega immagini MRI preoperatorie e situazione reale in sala operatoria. Il sistema prevede anche un manipolo per strumenti chirurgici sviluppato e stampato in 3D dal Fraunhofer IWU: questo componente contiene geometrie-marker riconoscibili dagli occhiali, così lo strumento può essere localizzato e visualizzato nel sistema di navigazione. Secondo Fraunhofer IWU, il lavoro è stato portato avanti da LEGEND insieme alla sede di Zittau dell’istituto.

Qui compaiono anche i nomi di realtà aziendali e organizzative più vicine al trasferimento tecnologico. NEXT3D GmbH è indicata dall’Universität Leipzig come start-up nata attorno a una piattaforma software di Spatial Computing / Mixed Reality per occhiali dati, smartphone e tablet. Il team comprende Prof. Dr. Dirk Winkler, Jörg Reichenbach, Jörg Fischer e PD Dr. Ronny Grunert. Il progetto è stato supportato dalla Gründungsinitiative SMILE dell’Università di Lipsia e ha ricevuto sostegno anche dall’ecosistema biosaxony tramite il programma Medical Forge.

Nel comunicato Fraunhofer sul sistema di navigazione compaiono inoltre ISD Internet Systems GmbH Dresden come ulteriore partner di progetto e il cofinanziamento con fondi pubblici della Sassonia. Non risulta, dalle fonti verificate, il coinvolgimento di un produttore commerciale di stampanti 3D come fornitore principale del caso clinico descritto. Le realtà centrali sono quindi l’Universitätsklinikum Leipzig, la Medizinische Fakultät der Universität Leipzig, Fraunhofer IWU, LEGEND, next3D / NEXT3D GmbH e, per il filone spatial computing, ISD Internet Systems GmbH Dresden.

Dal laboratorio alla routine clinica: il nodo delle certificazioni

Portare la stampa 3D in ospedale non significa solo acquistare una macchina e stampare un modello. Servono protocolli, materiali qualificati, tracciabilità, sterilizzabilità e documentazione. Il tema è evidente nel lavoro di NEXT3D: il Kompetenzzentrum Mittelstand riferisce che il gruppo ha portato diverse soluzioni 3D dell’Universitätsklinikum Leipzig fino alla certificazione secondo la norma ISO 13485, così da poterle utilizzare come realizzazioni paziente-specifiche nel contesto medico.

Le difficoltà non sono soltanto tecniche. Nel settore medicale esiste ancora una scelta limitata di materiali e processi certificati per l’uso clinico, soprattutto quando servono biocompatibilità e sterilizzabilità. Robert Möbius, ingegnere di laboratorio attivo nel contesto del cluster KMI e del team NEXT3D, ha indicato tra gli ostacoli la mancanza di norme di prova uniformi, iter autorizzativi complessi e disponibilità limitata di dati clinici.

Questo aspetto spiega perché molte applicazioni della stampa 3D medicale si diffondano prima come modelli anatomici o strumenti di pianificazione e solo dopo come dispositivi a contatto diretto con il paziente. Stampare un modello per preparare un’operazione è un conto; produrre un impianto o uno strumento chirurgico certificato richiede un livello diverso di controllo, validazione e responsabilità. L’esperienza di Lipsia mostra però che una struttura ospedaliera, se collegata a competenze ingegneristiche e regolatorie, può costruire un percorso stabile e non limitarsi a singoli casi dimostrativi.

Perché il caso di Lipsia è interessante per la stampa 3D medicale

Il valore del lavoro dell’Universitätsklinikum Leipzig non sta in una singola applicazione, ma nella continuità tra ricerca, clinica e trasferimento tecnologico. La stessa base tecnologica può produrre un telaio stereotassico per la neurochirurgia, un modello vascolare per adattare una protesi, un modello tumorale per studiare l’accesso chirurgico o un componente per la navigazione con occhiali dati. In tutti i casi, il filo conduttore è l’uso di dati paziente-specifici per realizzare strumenti più aderenti alla realtà anatomica.

Per i chirurghi, questo significa preparare l’intervento con informazioni più tangibili. Per i pazienti, può tradursi in procedure più pianificate, potenzialmente più brevi e più comprensibili anche nella fase di spiegazione del trattamento. Per l’industria della stampa 3D, il caso conferma che il medicale non è un mercato unico: comprende modelli di pianificazione, guide, ortesi, protesi, caschi, componenti per strumenti chirurgici e soluzioni software legate alla navigazione.

L’esperienza di Lipsia suggerisce anche una direzione chiara: la stampa 3D medicale funziona meglio quando non viene trattata come una macchina isolata, ma come parte di un sistema. Servono immagini mediche, software, competenze cliniche, ingegneria, materiali, certificazione e un dialogo costante tra chi opera e chi progetta. È in questa integrazione, più che nella sola tecnologia di stampa, che si gioca la possibilità di portare soluzioni personalizzate dal laboratorio alla pratica ospedaliera.

Di Fantasy

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