AtrimusRx usa la stampa 3D per farmaci personalizzati e dosaggi su misura
La stampa 3D applicata alla farmaceutica sta iniziando a spostarsi dai laboratori di ricerca verso ambienti produttivi più vicini alla cura quotidiana. Un esempio arriva dalla Svezia, dove AtrimusRx ha integrato la manifattura additiva nel proprio processo di preparazione farmaceutica estemporanea, con l’obiettivo di produrre medicinali adattati alle esigenze di singoli pazienti.
L’azienda, con sede nell’area di Stoccolma, lavora già nel campo delle carenze di medicinali, dei farmaci non registrati per il mercato locale e della distribuzione verso ospedali, farmacie e pazienti. Sul proprio sito, AtrimusRx indica di operare con autorizzazioni per distribuzione all’ingrosso e farmacia aperta al pubblico, combinando importazione di medicinali, preparazioni estemporanee e stampa 3D attraverso il sistema Atrimus Px™ – Prescription Precision.
Il punto centrale non è stampare compresse “per fare notizia”, ma risolvere un problema molto concreto: molti pazienti, in particolare i bambini, non trovano sul mercato dosaggi o forme farmaceutiche davvero adatti alla loro età, al peso corporeo o alla terapia prescritta.
Perché la pediatria è uno dei campi più interessanti
Nella pratica clinica capita spesso che un farmaco nato per l’adulto venga spezzato, frantumato, sciolto o miscelato con cibo e liquidi per renderlo somministrabile a un bambino. Questa soluzione può essere necessaria, ma introduce variabili difficili da controllare: una compressa divisa non sempre contiene la stessa quantità di principio attivo in ogni parte, una capsula aperta può essere dispersa in modo non uniforme e la miscelazione domestica sposta una parte della responsabilità su genitori, infermieri o farmacisti.
La proposta di AtrimusRx va nella direzione opposta: partire dalla prescrizione e produrre direttamente una dose pensata per quel paziente, invece di adattare a valle un prodotto standard. Secondo le informazioni disponibili, il sistema consente la personalizzazione in base a età, peso e dose prescritta, con dosaggi a partire da 2 mg e, nei range più bassi, aggiustamenti anche nell’ordine di 0,25 mg.
Questo aspetto è importante nei trattamenti dove piccoli scostamenti possono incidere sull’efficacia o sulla tollerabilità. Non tutti i farmaci hanno bisogno di questa precisione, ma per alcune terapie la possibilità di salire o scendere gradualmente con la dose può rendere più semplice seguire un piano terapeutico.
Dalla compressa standard alla dose prescritta
La stampa 3D farmaceutica non deve essere immaginata come la copia, in piccolo, della stampa 3D di plastica o metallo. Qui l’oggetto finale è una forma di dosaggio: una compressa, una preparazione masticabile, una formulazione orodispersibile o altre forme compatibili con il processo e con le regole della farmacia.
Nel caso di AtrimusRx, il valore sta nell’unione tra prescrizione, preparazione estemporanea e controllo del processo. La produzione non avviene come una linea industriale pensata per milioni di compresse identiche, ma come una preparazione mirata, dove la dose può essere decisa in funzione del singolo caso clinico. AtrimusRx è stata indicata come la prima farmacia di comunità in Svezia validata per integrare la manifattura additiva nella preparazione farmaceutica estemporanea.
La differenza è sostanziale. Nell’industria farmaceutica tradizionale conviene produrre grandi lotti con dosaggi standardizzati. Questo modello resta fondamentale, ma non copre bene tutti i casi: dosi pediatriche, pazienti anziani, pazienti con difficoltà di deglutizione, allergie a determinati eccipienti o necessità di titolazione progressiva possono richiedere un approccio più flessibile.
Polipillole, titolazione e terapie più semplici da seguire
Uno degli scenari più discussi nella stampa 3D farmaceutica è la possibilità di combinare più principi attivi in una singola forma di dosaggio, creando quelle che vengono spesso chiamate polypill. Non significa automaticamente unire farmaci in modo libero o senza vincoli: compatibilità chimica, stabilità, rilascio del principio attivo e sicurezza restano parametri centrali. Ma dal punto di vista tecnologico la manifattura additiva permette di ragionare su geometrie, quantità e distribuzione degli ingredienti in modo diverso rispetto a molti metodi convenzionali.
Per i pazienti che assumono più medicinali al giorno, ridurre il numero di somministrazioni può migliorare l’aderenza alla terapia. In pediatria, questo può voler dire evitare preparazioni improvvisate; negli anziani, può semplificare schemi terapeutici complessi; in ambito veterinario, può consentire di adattare dose e appetibilità alla specie e al singolo animale.
La letteratura scientifica sul tema evidenzia proprio questi ambiti: piccoli lotti, forme pediatriche, dosaggi personalizzati e controllo della geometria interna delle forme farmaceutiche sono tra i campi in cui la stampa 3D può avere un ruolo utile, a patto di rispettare requisiti di validazione, tracciabilità e controllo qualità.
Il ruolo di CurifyLabs e l’automazione della farmacia
Il caso AtrimusRx si inserisce in un ecosistema europeo più ampio. Tra i nomi coinvolti compare CurifyLabs, azienda finlandese che sviluppa soluzioni per la preparazione sicura di medicinali personalizzati. La sua piattaforma combina hardware, software, eccipienti, documentazione digitale e controlli integrati per rendere più gestibile la produzione in farmacia.
CurifyLabs descrive il proprio sistema come una soluzione end-to-end per il compounding non sterile: formulazioni, workflow digitali, controlli qualità, registri di lotto e supporto documentale. L’azienda sottolinea anche elementi come basi eccipienti prodotte secondo GMP, tracciabilità, controlli in-process e documentazione elettronica.
Nelle FAQ tecniche, CurifyLabs indica che una dose può essere stampata in 1–3 secondi, che in media si possono raggiungere circa 1000 dosi all’ora con controllo qualità, e che il sistema integra pesatura analitica e controllo NIR in-process per valutare massa e uniformità della miscela.
Questi numeri non trasformano automaticamente ogni farmacia in un impianto farmaceutico industriale, ma mostrano perché l’automazione sta diventando un tema centrale: se la personalizzazione resta manuale, lenta e difficile da documentare, la sua diffusione rimane limitata. Se invece il processo viene standardizzato, validato e collegato a un flusso digitale, la produzione di piccole serie può diventare più praticabile.
RoboPharma: produzione decentrata per carenze e crisi di fornitura
AtrimusRx partecipa anche a RoboPharma – Agile Pharmaceutical Manufacturing, un progetto europeo guidato da CurifyLabs. Il consorzio comprende, oltre ad AtrimusRx, Pharmacie Delpech, Vaasa Hietalahti Pharmacy, Tartu University Hospital, Fysioline e University Medical Center Mainz. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma decentrata per la produzione farmaceutica in farmacie e farmacie ospedaliere, usando dosaggio robotizzato, analisi basata su intelligenza artificiale, tracciamento RFID e automazione dei flussi di lavoro.
La Commissione Europea descrive RoboPharma come un progetto pensato per rafforzare la catena di fornitura dei medicinali attraverso una piattaforma produttiva decentrata, guidata da robotica e intelligenza artificiale. I Paesi coinvolti includono Finlandia, Svezia, Francia, Estonia e Germania, con un contributo UE indicato in 3,36 milioni di euro.
Questo passaggio è importante perché collega la stampa 3D farmaceutica a un problema più ampio: la disponibilità dei medicinali. Le carenze di farmaci non si risolvono solo con una stampante, ma la produzione locale e controllata può diventare uno strumento aggiuntivo quando un dosaggio non è disponibile, quando una formulazione pediatrica manca dal mercato o quando una crisi interrompe le normali catene di distribuzione.
Non una scorciatoia, ma un processo regolato
Nel settore farmaceutico la parola chiave resta controllo. Stampare un medicinale non significa produrlo in modo libero: servono prescrizione, autorizzazioni, ambienti adeguati, operatori formati, materie prime qualificate, documentazione, validazione della pulizia, prevenzione della contaminazione crociata e sistemi di rilascio del prodotto.
Una revisione pubblicata nel 2026 su Drug Delivery and Translational Research osserva che la stampa 3D dei medicinali sta passando dalla fattibilità tecnica alla pratica in tre ambiti: produzione ospedaliera al punto di cura, compounding in farmacia e produzione industriale. La stessa analisi mette però in evidenza i punti critici: formazione del personale, controllo qualità non distruttivo, documentazione digitale, tracciabilità, pulizia e farmacovigilanza.
Per questo il caso AtrimusRx va letto come un segnale di maturazione, non come una scorciatoia rispetto alla farmaceutica tradizionale. La stampa 3D non sostituisce la produzione industriale di massa, ma può integrarla dove i numeri sono piccoli, le dosi devono essere adattate e il bisogno clinico non giustifica una produzione convenzionale su larga scala.
Il precedente industriale: Spritam
La stampa 3D farmaceutica non parte da zero. Nel 2015 la FDA statunitense approvò Spritam di Aprecia Pharmaceuticals, indicato come primo farmaco stampato in 3D approvato dall’ente regolatorio americano. Spritam, a base di levetiracetam, usa la tecnologia ZipDose per ottenere compresse porose che si disintegrano rapidamente con una piccola quantità di liquido.
Quel precedente riguarda però un prodotto industriale approvato e distribuito secondo un modello farmaceutico classico. La direzione seguita da AtrimusRx è diversa: portare la produzione personalizzata dentro un contesto di farmacia validato, più vicino alla prescrizione e al paziente. È qui che la stampa 3D può assumere un ruolo diverso rispetto al semplice “nuovo modo di fare compresse”.
Cosa cambia per il paziente
Per il paziente, il beneficio potenziale non è vedere una compressa prodotta con una tecnologia più moderna. Il punto è ricevere una forma farmaceutica più adatta: dose corretta, formato più facile da assumere, minore necessità di manipolare il medicinale, possibilità di seguire una titolazione più ordinata.
Per un bambino, questo può voler dire evitare la frantumazione di una compressa adulta. Per un paziente con difficoltà di deglutizione, può significare una forma più adatta alla somministrazione. Per una terapia con dosi molto basse, può permettere aggiustamenti più fini. Per la farmacia, può significare un processo più documentato rispetto a molte preparazioni manuali.
La sfida sarà dimostrare, caso per caso, quando la stampa 3D offre un vantaggio reale rispetto al compounding tradizionale o alla produzione industriale. Dove il medicinale standard è già disponibile, sicuro, economico e adatto, non c’è motivo di sostituirlo. Dove invece il mercato non offre la dose o la forma corretta, sistemi come quello di AtrimusRx possono aprire uno spazio operativo interessante.
Un tassello della farmacia personalizzata

La strada dei farmaci stampati in 3D passa quindi da tre elementi: tecnologia, validazione e responsabilità professionale. AtrimusRx porta l’attenzione sulla possibilità di usare la manifattura additiva non come esperimento isolato, ma come parte di un processo farmaceutico strutturato.
Il fatto che l’iniziativa si colleghi a RoboPharma mostra anche un cambio di scala: non solo singola farmacia, ma reti europee in cui produzione locale, automazione e qualità documentata possono aiutare a rispondere a carenze, terapie personalizzate e necessità pediatriche.
Per la stampa 3D è un’applicazione meno spettacolare di un impianto o di una protesi, ma forse più vicina alla vita quotidiana dei pazienti. Una dose corretta, prodotta con un processo controllato, può fare la differenza proprio nei casi in cui il farmaco standard non basta.
