Cadillac usa la Formula 1 anche come banco di sviluppo per manifattura avanzata e stampa 3D
L’ingresso di Cadillac Formula 1 Team nel campionato mondiale non è soltanto un’operazione sportiva. Dietro il progetto ci sono General Motors e TWG Motorsports, che hanno ottenuto l’approvazione ufficiale per portare il team in griglia dal 2026 dopo l’accordo di principio annunciato nel novembre 2024 e l’approvazione definitiva formalizzata il 7 marzo 2025. Nel frattempo, per la fase iniziale, la squadra utilizza power unit Ferrari, mentre GM Performance Power Units LLC è stata approvata dalla FIA come fornitrice ufficiale di power unit a partire dal 2029. Questo contesto aiuta a capire perché il tema della stampa 3D non sia marginale: per un costruttore che entra in Formula 1 costruendo strutture, processi e reparti da zero, le tecnologie additive diventano uno strumento utile per accelerare sviluppo, sperimentazione e industrializzazione.
Un ingresso in Formula 1 costruito come progetto industriale completo
Cadillac arriva in Formula 1 come undicesima squadra del campionato 2026 e come primo team completamente nuovo dai tempi di Haas nel 2016. La struttura del progetto è distribuita tra Fishers, Indiana, Silverstone, Warren, Michigan e l’area di Charlotte, North Carolina, dove è previsto anche lo sviluppo della futura power unit GM. Questa organizzazione multi-sede mostra che il programma non è stato impostato come semplice operazione di marketing, ma come costruzione di una filiera tecnica e manifatturiera autonoma. In un contesto del genere, la manifattura additiva ha un ruolo naturale: aiuta a ridurre i tempi tra progettazione, validazione e produzione di componenti, attrezzature o parti di supporto, soprattutto quando si lavora con strutture nuove e con esigenze di sviluppo molto rapide.
Per General Motors la stampa 3D è già una tecnologia industriale, non sperimentale
Il punto chiave trova conferma in fonti più solide: General Motors utilizza la manifattura additiva da oltre trent’anni in attività che vanno dalla progettazione alla produzione, fino agli impieghi in ambito motorsport. La stessa GM spiega che la stampa 3D viene usata per prototipi iniziali, attrezzature, ausili di linea, componenti durevoli e miglioramento dei processi interni. Questo significa che quando il gruppo collega l’esperienza maturata sull’auto stradale e quella nel motorsport, non sta partendo da una promessa, ma da una base produttiva già esistente. Il passaggio alla Formula 1 si inserisce quindi in una continuità tecnica che riguarda sviluppo prodotto, alleggerimento, ergonomia di assemblaggio e sperimentazione rapida.
Il caso CELESTIQ mostra fino a che punto Cadillac e GM stiano spingendo sull’additive manufacturing
L’esempio più concreto è la Cadillac CELESTIQ, vettura elettrica di fascia altissima che rappresenta oggi il caso più avanzato di uso produttivo della stampa 3D dentro il portafoglio GM. Già nel 2022 GM indicava per CELESTIQ più di 100 componenti stampati in 3D, tra elementi strutturali ed estetici, in metallo e polimeri. Nel 2025 diverse fonti di settore e un approfondimento di MotorTrend hanno aggiornato quel dato a oltre 130 componenti, sviluppati passando dall’Additive Industrialization Center di Warren, nel Michigan. Per GM questo non è solo un esercizio stilistico: CELESTIQ è diventata il veicolo con la più alta concentrazione di componenti additive del gruppo, e quindi una piattaforma utile per trasferire conoscenze su materiali, geometrie complesse, finiture e industrializzazione.
L’Additive Industrialization Center è il ponte tra prototipo, validazione e produzione
Il cuore di questo lavoro è l’Additive Industrialization Center di General Motors a Warren. GM lo presenta come il luogo in cui si valutano design, materiali e casi d’uso della stampa 3D; MotorTrend spiega che qui i componenti vengono validati e portati a maturazione prima di essere trasferiti ai fornitori per la produzione. In pratica, l’AIC funziona come una struttura di industrializzazione tecnologica: non serve solo a stampare pezzi, ma a capire quali componenti abbiano davvero senso dal punto di vista tecnico ed economico. È esattamente il tipo di competenza che può generare valore anche in Formula 1, dove non conta soltanto fare un pezzo in fretta, ma capire se quel pezzo sia ripetibile, utile e coerente con i vincoli del programma.
Dalla vettura stradale al motorsport: cosa può trasferirsi davvero alla Formula 1
General Motors e le fonti di settore sottolineano che la manifattura additiva è usata anche nei veicoli da competizione del gruppo, compresi quelli di Cadillac Racing. In un programma Formula 1, la stampa 3D non sostituisce tutta la manifattura tradizionale, ma diventa preziosa in aree dove servono iterazioni veloci, geometrie difficili da ottenere con altri processi, ottimizzazione del peso, componenti a basso volume e attrezzature di supporto alla produzione e al collaudo. Il legame con la Formula 1, quindi, non va letto in modo superficiale come se ogni parte della monoposto fosse stampata in 3D; è più corretto dire che Cadillac entra nella categoria con un gruppo industriale che ha già integrato l’additive manufacturing in attività produttive, di validazione e di motorsport, e che può portare questa esperienza anche nella nuova squadra.
La stampa 3D è utile a Cadillac anche come strumento di posizionamento del marchio
C’è poi una seconda dimensione, più strategica. Cadillac usa la Formula 1 per rafforzare il posizionamento globale del marchio in una fascia premium ad alta intensità tecnologica, e parallelamente usa veicoli come CELESTIQ per mostrare che la manifattura avanzata può diventare parte visibile del prodotto finale. L’uso di componenti realizzati con metal laser powder bed fusion, come il centro volante della CELESTIQ, e di parti di sicurezza additive come la guida regolabile della cintura, permette a GM di raccontare la stampa 3D non come laboratorio separato ma come elemento concreto del prodotto e della qualità percepita. In questo senso la Formula 1 funziona anche come vetrina coerente: performance, riduzione dei tempi di sviluppo, precisione e innovazione di processo parlano la stessa lingua del motorsport e dell’alta gamma Cadillac.
Il progetto Cadillac F1 conferma quanto sia difficile costruire oggi una squadra da zero
Un elemento utile per capire la scala del progetto è il reclutamento. Secondo quanto riferito dal team principal Graeme Lowdon all’Autosport Business Exchange e ripreso da testate di settore, Cadillac ha pubblicato 595 posizioni e ricevuto 143.265 candidature, arrivando a oltre 520 assunzioni entro la fine del 2025. Anche prendendo questi numeri come dati dichiarati dal management e riportati dalla stampa specializzata, il messaggio è chiaro: costruire una squadra Formula 1 da zero richiede una macchina organizzativa enorme. In un contesto così complesso, tecnologie come la manifattura additiva hanno valore perché aiutano a comprimere tempi di sviluppo e a rendere più flessibile la relazione tra progettazione, prova e realizzazione.
Più che una curiosità, la stampa 3D è una delle infrastrutture tecnologiche del progetto
La lettura più corretta del tema è quindi questa: Cadillac, General Motors, TWG Motorsports, Ferrari e in prospettiva GM Performance Power Units LLC stanno costruendo un programma Formula 1 che si appoggia a una base manifatturiera già esistente e articolata. La stampa 3D non è il centro unico della storia, ma è una delle tecnologie che rendono possibile il collegamento tra auto di serie ad alta personalizzazione, motorsport e sviluppo rapido. Il caso CELESTIQ dimostra che GM sa già usare l’additive manufacturing in modo concreto su componenti finali; il programma Formula 1 mostra come questa competenza possa essere inserita in una struttura tecnica molto più ampia, dove tempi, peso, iterazione e integrazione dei processi contano quanto la pura prestazione in pista.


