Alexander Wang ha portato nel proprio catalogo Griphoria, una scarpa con tacco a stiletto prodotta con stampa 3D e sviluppata insieme a Carbon, HILOS e Prototek. Non si tratta di un semplice esercizio da passerella: il modello è presentato dal marchio come uno stiletto indossabile stampato in 3D, progettato per unire durata, comfort e produzione digitale tramite la piattaforma di HILOS e la tecnologia di stampa di Carbon.
Un tacco alto è un banco di prova difficile per la stampa 3D
Nel settore calzaturiero la stampa 3D è già entrata in diverse applicazioni, soprattutto nelle intersuole, nei sandali, nelle sneaker a struttura reticolare e nelle calzature prodotte in serie limitata. Un tacco a stiletto pone però problemi diversi. La sezione è stretta, il carico si concentra in una zona ridotta e il componente deve mantenere stabilità, forma e resistenza durante l’uso. Per questo Griphoria è un caso interessante: porta la produzione additiva in una categoria dove estetica, ergonomia e prestazioni meccaniche devono stare nello stesso oggetto.
La scarpa viene descritta come una mule con tacco stiletto e suola carrarmato, disponibile in nero. Il prezzo indicato per il mercato statunitense è di 795 dollari e la produzione è dichiarata Made in Italy. La scheda prodotto riporta inoltre una composizione basata su poliuretano elastomerico per tomaia, fodera e suola.
Le aziende coinvolte: Alexander Wang, Carbon, HILOS e Prototek
Il progetto nasce dall’incontro tra competenze diverse. Alexander Wang porta il linguaggio estetico del brand, fatto di forme nette, riferimenti utility e dettagli metallici. Carbon fornisce la tecnologia di stampa 3D a resina Digital Light Synthesis, una piattaforma nota nel settore per applicazioni in calzature, articoli sportivi e prodotti di consumo. HILOS contribuisce con il workflow digitale per il design e la produzione di calzature. Prototek viene indicata come partner di fabbricazione e supporto tecnico nel caso Griphoria.
Secondo Prototek, il progetto Griphoria è stato presentato alla New York Fashion Week 2025 e in seguito mostrato anche a Formnext 2025, la fiera europea dedicata alla produzione additiva. La stessa fonte indica una collaborazione tra Alexander Wang, Carbon, HILOS Lab Design Studio e il team Prototek, con attività legate a ingegnerizzazione strutturale, materiali e ottimizzazione del flusso produttivo.
Perché Carbon DLS è adatta a questo tipo di prodotto
La tecnologia Carbon Digital Light Synthesis, o Carbon DLS, è un processo di stampa 3D a resina che utilizza proiezione digitale della luce, ottiche permeabili all’ossigeno e materiali ingegneristici per produrre componenti polimerici con buona finitura superficiale e proprietà meccaniche adatte all’uso finale.
Nel caso di una scarpa, il vantaggio non è solo la libertà di forma. La stampa 3D consente di distribuire materiale dove serve, creare zone con densità e risposta elastica diverse e integrare funzioni che nella calzatura tradizionale richiederebbero più parti, più stampi e più fasi di assemblaggio. In Griphoria questo approccio viene usato per unire estetica e funzione: la tomaia, il sottopiede, il logo, le borchie a stella e la geometria del tacco non sono trattati come elementi separati, ma come parti di un sistema progettato digitalmente.
Due materiali per funzioni diverse
Una delle parti più importanti del progetto è la costruzione definita “duo-print”. Secondo Prototek e TCT, la scarpa utilizza due materiali Carbon: EPU 46 per tomaia e sottopiede, e RPU 70 per il tacco rigido.
EPU 46 è un poliuretano elastomerico pensato per applicazioni che richiedono ritorno elastico, flessibilità e resistenza. Carbon lo descrive come una resina elastomerica ad alto ritorno di energia, più rigida di EPU 41 e con contenuto bio-based al 40%. La possibilità di progettare reticoli con densità differenti permette di ottenere parti leggere e zone funzionali con risposte meccaniche diverse.
Nel caso di Griphoria, EPU 46 viene usato per la parte più vicina al piede. Il sottopiede può quindi essere progettato con una geometria reticolare capace di offrire ammortizzazione in alcune aree e maggiore stabilità in altre. Questo è un punto importante perché un tacco alto non può affidarsi solo alla forma: deve distribuire pressioni, sostenere il piede e mantenere una certa stabilità durante la camminata.
RPU 70 viene invece usato per il tacco. È un poliuretano rigido prodotto con il processo Carbon DLS e viene descritto come un materiale ingegneristico resistente, adatto a parti che richiedono robustezza e comportamento simile ad alcune plastiche tecniche.
Questa separazione tra materiale elastomerico e materiale rigido consente di evitare un compromesso unico per tutta la scarpa. La parte a contatto con il piede può essere più flessibile, mentre il tacco può essere più stabile. Per una calzatura di lusso con tacco sottile, questo è il vero nodo tecnico.
HILOS e il ruolo del workflow digitale
HILOS non entra nel progetto solo come nome collegato alla moda digitale. L’azienda sviluppa strumenti software per il settore calzaturiero e presenta il proprio sistema OS come un ambiente pensato per passare dal concept al prototipo e alla stampa, con strumenti dedicati ai designer di calzature. Il sito di HILOS descrive un flusso “prototype to print”, con modelli 3D pronti per la stampa, intelligenza incorporata su forma, materiale e tooling, e un ambiente che consente di progettare e stampare calzature senza partire necessariamente da un CAD tradizionale.
Questo aspetto è rilevante perché molte barriere della stampa 3D nella moda non riguardano solo la macchina o il materiale. Spesso il problema è collegare il lavoro creativo del designer con un file producibile, verificabile e adatto a un processo industriale. Se una piattaforma riesce a ridurre la distanza tra schizzo, forma, struttura, materiale e produzione, la stampa 3D diventa più utilizzabile anche da marchi che non nascono come aziende manifatturiere additive.
Una scarpa senza stampi tradizionali
Griphoria viene presentata come una calzatura prodotta senza stampi classici. Questo punto merita attenzione. Nella produzione tradizionale di scarpe, lo stampo e gli utensili rappresentano una parte importante dell’investimento iniziale. Ogni variazione di taglia, forma, suola o dettaglio può richiedere modifiche e attrezzature dedicate. La produzione additiva sposta una parte di questo lavoro nel file digitale.
Questo non significa che produrre una scarpa stampata in 3D sia semplice o economico. Servono materiali qualificati, progettazione accurata, post-trattamento, controllo qualità e finitura. Tuttavia, il modello digitale permette di ridurre alcuni passaggi e di aprire la strada a serie più flessibili, lotti più piccoli e possibili personalizzazioni. È un vantaggio particolarmente adatto alla moda, dove i cicli di prodotto sono rapidi e la domanda può cambiare da una stagione all’altra.
Dalla passerella alla vendita
Molti progetti di calzature stampate in 3D restano prototipi, pezzi da mostra o oggetti da esposizione. Griphoria è diversa perché è stata inserita nel canale commerciale di Alexander Wang. La pagina ufficiale del brand la presenta come parte della linea “The Griphoria”, mentre la scheda prodotto la descrive come una mule stampata in 3D con tecnologia Carbon e piattaforma HILOS.
Il debutto nella collezione Spring 2026 di Alexander Wang alla New York Fashion Week ha dato visibilità al progetto, ma la parte più interessante arriva dopo la passerella: portare il prodotto in vendita, anche in una fascia premium, significa confrontarsi con taglie, resi, aspettative di comfort, durabilità e ripetibilità produttiva.
Il design non è solo decorazione
Nel caso di Griphoria la stampa 3D non viene usata per aggiungere un ornamento a una scarpa tradizionale. La tecnologia entra nella struttura del prodotto. Le borchie a stella sono integrate nella tomaia, il logo compare nella geometria della scarpa e il sottopiede è costruito con una logica funzionale. La suola carrarmato e il tacco sottile creano un contrasto tra linguaggio utility e silhouette da sera, coerente con l’estetica del marchio Alexander Wang.
Questo è uno dei punti più utili per capire il valore della stampa 3D nella moda. Quando la produzione additiva viene usata solo per imitare una lavorazione tradizionale, il suo costo può essere difficile da giustificare. Quando invece permette di unire più funzioni, ridurre parti, creare geometrie reticolari e differenziare il comportamento del materiale, il processo trova una ragione più solida.
Sostenibilità: meno stampi, meno scarti, ma serve prudenza
Il progetto viene collegato anche al tema della produzione con meno scarti. La costruzione senza stampi e la produzione su richiesta possono ridurre materiali inutilizzati, magazzino e attrezzature dedicate. Prototek sottolinea che l’approccio additivo consente di allocare il materiale in modo preciso e di limitare gli eccessi rispetto ad alcuni processi convenzionali.
È però corretto evitare letture troppo semplici. Una scarpa stampata in 3D usa resine tecniche, richiede energia, post-processing e una filiera di controllo qualità. Il vantaggio ambientale non dipende solo dal fatto che sia stampata in 3D, ma dal confronto completo con la produzione tradizionale: durata, scarti, logistica, numero di pezzi prodotti, resi, fine vita e possibilità di evitare sovrapproduzione.
Un segnale per il settore footwear
Il caso Griphoria arriva in un momento in cui diverse aziende stanno cercando di rendere la stampa 3D più credibile nella calzatura. Carbon ha già lavorato in questo ambito con marchi come adidas e Puma, oltre ad applicazioni sportive e consumer citate nel settore della produzione additiva.
HILOS lavora su software e flussi produttivi dedicati alle scarpe, mentre Prototek porta competenze di produzione e ingegnerizzazione. Alexander Wang offre il contesto moda e la capacità di trasformare una soluzione tecnica in un prodotto riconoscibile per il pubblico. Insieme, questi attori mostrano una direzione precisa: non più solo componenti tecnici nascosti, ma prodotti finiti nei quali la stampa 3D diventa parte visibile del linguaggio di design.
Griphoria non va letta come una semplice curiosità da passerella. Il progetto mostra come stampa 3D, materiali elastomerici e software di progettazione possano entrare in un prodotto di moda destinato alla vendita. Il tacco alto resta una sfida meccanica complessa, e proprio per questo la scelta di applicare Carbon DLS a una mule con stiletto ha un valore industriale interessante.
La collaborazione tra Alexander Wang, Carbon, HILOS e Prototek indica che la stampa 3D nella calzatura sta cercando spazio oltre la sneaker sperimentale e oltre il prototipo da esposizione. Il prossimo passaggio sarà capire quanto questi processi riusciranno a scalare, quanto potranno incidere sui costi e se comfort e durata convinceranno gli utenti fuori dal contesto della moda di lusso. Per ora Griphoria è un esempio concreto di come un marchio fashion possa usare la produzione additiva non solo per comunicare tecnologia, ma per costruire una scarpa con geometrie, materiali e funzioni difficili da ottenere con i metodi tradizionali.
