La robotica umanoide, le protesi intelligenti e l’automazione industriale hanno un problema comune: per interagire bene con l’ambiente non basta muoversi con precisione, bisogna anche percepire le forze. Un robot che afferra un oggetto fragile deve capire quanta pressione sta esercitando. Una mano robotica deve distinguere tra contatto stabile e scivolamento. Un polso o una caviglia robotica devono leggere forze e momenti mentre il sistema si muove, cambia appoggio o manipola un carico.

È in questo spazio che si inserisce la collaborazione tra Bright Laser Technologies, nota anche come BLT, e Haptron Scientific. Le due aziende stanno lavorando sull’industrializzazione di sensori di forza multidimensionali compatti, pensati per robot umanoidi, protesi, mani robotiche, polsi articolati e sistemi di automazione. Il punto tecnico più interessante è l’impiego della stampa 3D in metallo per realizzare corpi sensore piccoli, complessi e ripetibili, con geometrie elastiche che sarebbero difficili da ottenere con lavorazioni convenzionali.

Perché un sensore di forza compatto è così difficile da produrre

Un sensore di forza a sei assi non misura solo una spinta in una direzione. In genere deve rilevare tre componenti di forza e tre componenti di coppia. In una mano robotica questo significa capire non solo “quanto” si sta stringendo un oggetto, ma anche da dove arriva il carico, se l’oggetto sta ruotando, se il contatto è sbilanciato o se il movimento rischia di diventare instabile.

Quando il sensore deve entrare in un dito robotico, in un polso o in una protesi, lo spazio disponibile è ridotto. Il corpo del sensore deve essere leggero, resistente, preciso e abbastanza elastico da deformarsi in modo misurabile, senza perdere affidabilità. Inoltre deve poter essere prodotto in serie con tolleranze strette, perché un sensore montato su un singolo prototipo è una cosa, mentre decine o centinaia di sensori destinati a sistemi robotici reali richiedono continuità produttiva.

Haptron Scientific sviluppa sensori basati su una tecnologia ottica multimodale. Tra i prodotti citati dall’azienda ci sono Photon Finger, destinato all’integrazione nelle dita robotiche, e PhotonR40, pensato per il polso. Haptron presenta Photon Finger come un sensore di forza a sei dimensioni miniaturizzato, sviluppato per portare la percezione della forza direttamente nei polpastrelli robotici.

Il ruolo di BLT: stampa 3D metallica per geometrie integrate

BLT porta nella collaborazione competenze e sistemi di additive manufacturing metallico. L’azienda opera nel settore della produzione additiva con tecnologie come PBF-LB/M e DED-LB/M, fornisce macchine, polveri, parti metalliche e soluzioni software, e dichiara applicazioni in aerospazio, aviazione, energia, automotive, industria, elettronica, stampi, medicale, dentale e ricerca universitaria.

Nel caso dei sensori Haptron, la produzione additiva metallica permette di passare da un sensore composto da più elementi assemblati a una struttura più integrata. Questo è importante perché ogni giunzione, accoppiamento o fase di montaggio può introdurre variabilità. Nei sensori piccoli la variabilità è un nemico: basta un errore minimo nella geometria elastica o nell’allineamento interno per alterare la risposta del dispositivo.

Per Photon Finger, BLT indica l’uso della macchina BLT-A100 con polvere di acciaio maraging 18Ni350. La stampa 3D consente di ottimizzare la struttura per ridurre il numero di parti e ottenere un corpo sensore monolitico, cioè realizzato in un unico pezzo. Questo approccio è pensato per abbassare la complessità di assemblaggio e rendere più semplice la produzione di geometrie interne compatte.

Photon Finger: portare la misura della forza nel dito robotico

Il Photon Finger è uno dei punti centrali del progetto. Le dita dei robot umanoidi hanno vincoli molto severi: devono rimanere piccole, leggere e capaci di muoversi, ma allo stesso tempo devono ospitare sensori, cablaggi e sistemi di controllo. Inserire un sensore multidimensionale in quel volume richiede una progettazione molto precisa.

BLT e Haptron indicano che, rispetto alla lavorazione tradizionale, la produzione additiva permette di realizzare più sensori nello stesso ciclo di stampa. Per Photon Finger viene citato un ciclo batch di 20 minuti con 15-30 unità prodotte simultaneamente, oltre a un miglioramento del campo di misura e della tolleranza al sovraccarico compreso tra il 50% e il 250%.

Questo dato va letto nel contesto della miniaturizzazione. In un sensore di forza, aumentare la capacità di carico senza aumentare troppo le dimensioni non è banale. Serve un materiale ad alta resistenza, una geometria elastica ben studiata e una produzione abbastanza precisa da ripetere lo stesso comportamento meccanico pezzo dopo pezzo.

Per questo la stampa 3D in metallo non viene usata solo come alternativa alla fresatura. Qui diventa un modo per progettare direttamente la funzione meccanica del sensore: zone che si deformano, elementi che distribuiscono il carico, passaggi interni, punti di fissaggio e interfacce con l’elettronica possono essere integrati nello stesso corpo.

Photon Finger Max: più capacità di carico in 9,5 millimetri

La seconda generazione, indicata come Photon Finger Max, porta il discorso verso applicazioni più impegnative. BLT descrive questo sensore come un dispositivo ottico multidimensionale con diametro di 9,5 mm e campo di misura fino a 700 N. L’azienda collega questo risultato all’impiego di stampa metallica ad alta precisione, acciaio maraging 18Ni350 e ottimizzazione delle strutture elastiche. Dopo trattamento di invecchiamento, il materiale viene indicato con resistenza a trazione fino a circa 2.400 MPa.

Il passaggio da sensori per interazione leggera a sensori capaci di gestire carichi più alti allarga il campo d’impiego. Una mano robotica destinata a manipolare oggetti domestici ha requisiti diversi da una pinza in automazione industriale o da un terminale robotico che deve esercitare forze più elevate. Con un campo di misura maggiore, la stessa famiglia tecnologica può avvicinarsi a compiti dove il contatto non è solo delicato, ma anche meccanicamente più impegnativo.

PhotonR40: il sensore per il polso robotico

Oltre alle dita, Haptron ha sviluppato il PhotonR40, un sensore di forza e coppia a sei assi per il polso robotico. Il polso è una zona critica perché deve trasmettere movimento, sostenere carichi e consentire una buona lettura delle forze durante la manipolazione.

PhotonR40 adotta una struttura con foro passante centrale, pensata per facilitare l’integrazione in sistemi robotici. Questo dettaglio può sembrare secondario, ma in robotica lo spazio interno è sempre conteso tra assi meccanici, cablaggi, trasmissioni, sensori e componenti elettronici. Un sensore che si integra senza obbligare a riprogettare tutto il polso ha un vantaggio pratico.

BLT indica che, grazie alla produzione additiva metallica e all’uso di materiali leggeri, la struttura del PhotonR40 può ottenere una riduzione di peso tra il 20% e il 30%, con una fabbricazione monolitica di geometrie interne complesse e minore complessità di assemblaggio.

Sensori per caviglia: carichi più alti e affidabilità

Il lavoro tra BLT e Haptron non riguarda solo dita e polsi. Nelle comunicazioni tecniche viene citato anche un sensore a sei assi per la caviglia robotica, destinato a misurare forze e coppie durante camminata, appoggio e movimenti dinamici. Qui il problema cambia: non basta miniaturizzare, serve resistere a carichi ripetuti e sovraccarichi.

Per questa applicazione vengono indicati un campo di misura fino a 8.000 N / 500 N·m, una resistenza allo snervamento fino a 2.400 MPa e una capacità di sovraccarico del 300%. Sono valori dichiarati da BLT e servono a mostrare perché la scelta del materiale e della geometria interna è determinante nei componenti robotici sottoposti a carichi dinamici.

Produzione in serie: 972 sensori su una singola piastra

Uno degli aspetti più concreti della collaborazione riguarda la scalabilità. BLT ha comunicato un risultato produttivo legato al sensore Photon Finger-B: dimensioni di 8,5 × 8,5 × 6,91 mm e fino a 972 componenti per piastra in un singolo job di stampa. L’azienda indica inoltre una rugosità superficiale as-built di Ra 2-3 e un’accuratezza di formatura entro 0,05 mm.

Questo passaggio è importante perché sposta la stampa 3D metallica da strumento per prototipi a processo per microcomponenti prodotti in lotto. Naturalmente la produzione di massa non dipende solo da quanti pezzi entrano in una camera di stampa. Conta anche la costanza dimensionale, la ripetibilità meccanica, il post-processing, il controllo qualità e l’integrazione con l’elettronica del sensore. Però la possibilità di riempire una piastra con centinaia di piccoli corpi sensore cambia il modo in cui si può ragionare sui costi e sulle consegne.

Perché la stampa 3D in metallo è adatta a questo tipo di sensore

Nel caso dei sensori di forza compatti, la stampa 3D in metallo offre tre vantaggi principali.

Il primo è la libertà geometrica. Le strutture elastiche interne possono essere pensate per deformarsi in modo controllato, distribuendo il carico senza aumentare troppo le dimensioni esterne.

Il secondo è la riduzione del numero di componenti. Meno parti significano meno assemblaggi, meno tolleranze accumulate e un corpo sensore più coerente dal punto di vista meccanico.

Il terzo è la produzione parallela. Pezzi piccoli possono essere disposti in gran numero sulla stessa piastra, con un vantaggio rispetto a lavorazioni sottrattive che spesso richiedono fissaggi, riprese e operazioni dedicate per ogni singolo componente.

Questi vantaggi non eliminano le difficoltà. La produzione additiva metallica richiede controllo del processo, parametri stabili, gestione delle polveri, trattamenti termici e verifiche dimensionali. Ma quando il componente ha geometrie elastiche complesse e dimensioni molto ridotte, l’additive manufacturing può diventare una scelta progettuale, non solo produttiva.

Dalla robotica umanoide alle protesi intelligenti

Le applicazioni indicate da BLT e Haptron comprendono robot umanoidi, protesi intelligenti, assemblaggio automatizzato e sistemi dove la percezione della forza aiuta a rendere il movimento più controllato.

Nelle protesi, un sensore compatto può aiutare a leggere meglio il contatto con gli oggetti. Nella robotica umanoide, può migliorare presa, equilibrio e interazione con l’ambiente. Nell’automazione, può consentire operazioni più fini, come inserimenti, presa di componenti delicati o controllo della forza durante assemblaggi ripetitivi.

Il tema non è costruire robot “più umani” in senso generico, ma dare alle macchine dati meccanici migliori. Senza sensori affidabili, un algoritmo di controllo lavora al buio. Con sensori distribuiti in dita, polsi e caviglie, il sistema può leggere meglio ciò che accade durante il contatto.

Un segnale per l’additive manufacturing metallico

Il caso BLT-Haptron è interessante anche per la stampa 3D in metallo in generale. Spesso il settore viene associato a componenti aerospaziali, impianti medicali, parti leggere o scambiatori di calore. Qui invece il focus è su microcomponenti funzionali, cioè parti piccole che devono lavorare come elementi meccanici sensibili.

È un campo diverso dalla semplice miniaturizzazione. Non si tratta solo di fare un oggetto più piccolo, ma di mantenere precisione, resistenza, elasticità controllata e ripetibilità. Se questi requisiti vengono rispettati, la stampa 3D in metallo può diventare una tecnologia utile anche per sensori, strumenti di misura e sottosistemi robotici.

BLT e Haptron Scientific stanno mostrando come la produzione additiva metallica possa entrare in una parte molto specifica della robotica: la percezione della forza. Sensori come Photon Finger, Photon Finger Max, PhotonR40 e i sensori per caviglia indicano una direzione precisa: componenti più compatti, meno assemblaggi, geometrie elastiche integrate e produzione in lotto.

Il valore non sta solo nel singolo sensore, ma nel modo in cui viene prodotto. Se un corpo sensore può essere stampato in metallo con geometrie interne complesse, materiale ad alta resistenza e buona ripetibilità, diventa più semplice inserirlo in mani robotiche, polsi, protesi e sistemi di automazione dove lo spazio è limitato e le prestazioni devono restare stabili.

Per la stampa 3D in metallo è un’applicazione concreta: non una dimostrazione estetica, ma un componente funzionale destinato a lavorare dentro sistemi robotici reali.

Di Fantasy

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