Nel mondo degli smartwatch dominato da dispositivi chiusi, aggiornamenti controllati dal produttore e componenti difficili da sostituire, Qwatch sceglie una strada diversa: usare la stampa 3D per rendere personalizzabile non solo l’estetica, ma anche il modo in cui l’orologio viene costruito, modificato e adattato all’utente.
Il progetto è stato sviluppato da David Pride, conosciuto anche come DaveJaVu, maker e informatico con esperienza in hardware aperto, sistemi embedded, sensori ed elettronica personalizzata. La campagna è ospitata su MakerWorld Crowdfunding, la sezione di MakerWorld dedicata al finanziamento di progetti di stampa 3D più complessi rispetto al semplice caricamento di un modello STL. MakerWorld è la piattaforma di modelli 3D di Bambu Lab, nata per collegare creatori, utenti, profili di stampa, materiali e stampanti in un ecosistema pensato per ridurre le barriere tecniche della stampa 3D.
Qwatch non nasce come smartwatch commerciale tradizionale, ma come piattaforma da costruire. Il concetto è semplice: l’utente stampa la cassa e il cinturino, acquista pochi componenti elettronici standard, installa il firmware e ottiene un dispositivo indossabile che può essere modificato nel tempo. La base hardware ruota attorno a una scheda Waveshare ESP32-S3 con touchscreen circolare da 1,28 pollici, affiancata da una batteria LiPo 1S da 3,7 V, una cassa stampata in 3D e un cinturino stampabile o compatibile con attacchi standard da 22 mm.
Una struttura volutamente semplice
Uno degli aspetti più interessanti di Qwatch è la scelta di ridurre il numero di componenti. Il cuore dell’orologio è composto dalla cassa, dalla scheda principale già assemblata e dalla batteria. Questo approccio abbassa la difficoltà di montaggio e rende il progetto più accessibile anche a chi ha esperienza con la stampa 3D ma non vuole affrontare una costruzione elettronica complessa.
Secondo le informazioni della campagna, la scheda ESP32-S3 costa circa 20-25 dollari, mentre la batteria LiPo si colloca intorno ai 5-6 dollari. L’idea è evitare hardware proprietario e puntare su componenti disponibili presso più rivenditori, così da non vincolare il progetto a un unico fornitore.
La parte stampabile comprende diverse casse, pensate per cambiare l’aspetto dell’orologio senza modificare il modulo interno. Tra i design indicati ci sono Chronos, Brix, Orbit, Feather, Stone e Neon, tutti costruiti intorno allo stesso nucleo elettronico. La cassa principale misura 43,5 x 13,7 mm, dimensioni che la collocano nella fascia tipica degli smartwatch da polso. Le tolleranze sono state pensate per la stampa FDM, quindi per stampanti 3D desktop a filamento, non per processi industriali o resina ad alta precisione.
Cinturini stampabili e parti parametriche
Il progetto non si limita alla cassa. Qwatch include anche due soluzioni per il cinturino: una versione a maglie print-in-place, stampabile già articolata, e una variante sportiva pensata per materiali flessibili come il TPU. Entrambe sono previste nelle taglie S, M e L, ma la parte più utile per i maker è la presenza di generatori parametrici, che permettono di adattare la lunghezza del cinturino alla misura del polso.
Chi preferisce un cinturino tradizionale può usare modelli commerciali compatibili con attacco da 22 mm. Questo dettaglio è importante perché evita di trasformare Qwatch in un ecosistema completamente isolato: l’utente può scegliere tra la stampa completa, la personalizzazione parziale o l’uso di accessori già presenti sul mercato.
Firmware pronto, ma modificabile
Sul piano software, Qwatch punta su un equilibrio tra semplicità e possibilità di intervento. La versione base usa un firmware già pronto, installabile tramite browser collegando l’orologio via USB a un computer. Il programma di installazione funziona con browser basati su Chromium, come Google Chrome e Microsoft Edge. Per gli utenti che scelgono la versione più aperta, la modifica del codice passa invece dall’Arduino IDE, disponibile per Windows, macOS e Linux.
Il firmware include funzioni essenziali per uno smartwatch fai-da-te: ora, data, cronometro, contapassi, aggiornamenti meteo, WiFi, Bluetooth e selezione dei quadranti. Sono previsti sei temi, ciascuno con una versione digitale e una analogica del quadrante. L’obiettivo non è competere con Apple Watch, Galaxy Watch o Garmin sul piano dei sensori avanzati e dell’autonomia, ma offrire una base comprensibile, ispezionabile e modificabile.
Autonomia e limiti pratici
La batteria è uno dei punti da valutare con attenzione. I test indicati nella documentazione parlano di circa 10-13 ore di utilizzo offline, ma l’autonomia dipende molto dal modo in cui l’orologio viene usato. L’interazione frequente con il display riduce la durata, mentre il contapassi è indicato come una funzione piuttosto esigente dal punto di vista energetico. Con il pedometro sempre attivo, non bisogna aspettarsi una giornata piena di utilizzo.
Il contapassi ha richiesto anche un lavoro specifico sul firmware. David Pride ha documentato su Hackaday la necessità di filtrare i dati dell’IMU, calcolando l’accelerazione complessiva sui tre assi, sottraendo la componente della gravità e riconoscendo solo i picchi compatibili con il passo umano. È un dettaglio tecnico utile perché mostra il tipo di problemi reali che emergono quando un dispositivo indossabile passa dal prototipo alla prova al polso.
Il ruolo di MakerWorld Crowdfunding
La scelta di MakerWorld Crowdfunding è coerente con il progetto. Bambu Lab ha presentato questa funzione nel 2025 come un modo per sostenere progetti di stampa 3D più ambiziosi, dove il lavoro di progettazione, test, documentazione e supporto supera quello richiesto da un normale file scaricabile. I creatori possono definire un obiettivo economico, proporre ricompense e raccogliere il supporto della comunità prima della distribuzione finale.
Per Qwatch questo significa finanziare non solo i file 3D, ma anche la rifinitura del sistema, la documentazione, i generatori parametrici e gli strumenti software necessari per rendere il progetto replicabile. La campagna ha superato il proprio obiettivo iniziale, segnale che una parte della comunità maker vede interesse in uno smartwatch costruibile e modificabile senza dipendere da un prodotto chiuso.
Un progetto per chi vuole capire cosa indossa
Qwatch va letto più come un dispositivo didattico e personalizzabile che come un’alternativa diretta agli smartwatch commerciali. Non offre l’integrazione profonda con gli ecosistemi mobile dei grandi marchi, non punta su sensori medici avanzati e non promette autonomie da più giorni. Il suo valore è altrove: nella possibilità di stampare la cassa, cambiare il cinturino, modificare il firmware, creare nuovi quadranti e comprendere il funzionamento interno del dispositivo.
Per chi usa la stampa 3D solo per oggetti decorativi, Qwatch mostra una direzione più tecnica: parti stampate, elettronica standard e software aperto possono unirsi in un prodotto funzionante. Per chi lavora già con ESP32, Arduino e materiali flessibili, il progetto offre invece una base pronta su cui sperimentare interfacce, sensori, algoritmi e design indossabili.
In un settore in cui molti dispositivi diventano difficili da riparare o modificare dopo pochi anni, Qwatch propone un approccio più trasparente. Non è uno smartwatch per tutti, ma può interessare a maker, progettisti, studenti e appassionati che preferiscono costruire, adattare e capire piuttosto che limitarsi a indossare un prodotto finito.
