A Bezannes, nel dipartimento della Marna, è stato completato ViliaSprint², un edificio residenziale di tre piani destinato all’edilizia sociale. Il progetto comprende 12 appartamenti e circa 800 metri quadrati di superficie abitabile, ed è stato sviluppato da Plurial Novilia, società del gruppo Action Logement, con il contributo di PERI 3D Construction, COBOD International e Holcim. L’edificio viene indicato dai partner come il più grande edificio residenziale multifamiliare stampato in 3D in Europa.
Il dato interessante non è soltanto la dimensione dell’intervento, ma il modo in cui il progetto è stato impostato. Sullo stesso sito Plurial Novilia ha fatto costruire anche un edificio quasi identico con metodi convenzionali. In questo modo il confronto tra stampa 3D e cantiere tradizionale non resta teorico: tempi, manodopera, organizzazione del cantiere, consumi e comportamento dell’edificio potranno essere valutati su due casi reali, affiancati e destinati allo stesso uso.
Un edificio stampato direttamente in cantiere
La struttura di ViliaSprint² è stata realizzata con una stampante 3D da costruzione COBOD BOD2, un sistema a portale utilizzato da PERI 3D Construction. La macchina deposita il materiale strato dopo strato seguendo il modello digitale dell’edificio. In questo caso non si tratta di un piccolo dimostratore o di una singola casa, ma di un fabbricato residenziale su tre livelli, con muri interni ed esterni stampati direttamente sul posto.
Secondo PERI, il progetto rappresenta anche il primo edificio stampato in situ in Francia con trasferimento dei carichi attraverso le pareti stampate in 3D. Questo punto è importante perché nella stampa 3D per l’edilizia il tema non è solo “riuscire a stampare un muro”, ma dimostrare che quel muro possa entrare in un sistema costruttivo reale, con requisiti strutturali, antincendio, energetici e normativi.
Il materiale utilizzato è un calcestruzzo stampabile fornito da Holcim, basato sulla tecnologia TectorPrint, rinforzato con macrofibre sintetiche e formulato all’interno della gamma ECOPact, pensata per ridurre l’impronta di CO₂ rispetto ai calcestruzzi tradizionali della stessa famiglia applicativa.
Tempi di stampa e organizzazione del cantiere
La stampa della struttura è iniziata nel marzo 2025. I partner indicano 34 giorni effettivi di stampa, rispetto ai 50 previsti in fase di pianificazione. Secondo COBOD, l’intero programma del progetto è stato ridotto di circa tre mesi rispetto a una costruzione convenzionale comparabile.
Una parte del risultato deriva dall’organizzazione del cantiere. La sequenza di posa dei solai prefabbricati è stata ottimizzata per ridurre gli spostamenti del portale di stampa. PERI spiega che l’edificio è stato suddiviso in segmenti, così da poter lavorare su una parte mentre nell’altra venivano portate avanti operazioni diverse. In questo modo la stampante è rimasta più produttiva e il cantiere ha potuto evitare alcuni tempi morti tipici dei processi meno coordinati.
Il confronto con l’edificio costruito in modo tradizionale ha evidenziato anche una differenza nella manodopera: per la struttura stampata sono stati necessari tre operatori in cantiere, contro sei per la struttura convenzionale. Gli operatori controllano il robot tramite tablet, con minore necessità di movimentazioni pesanti. Questo aspetto non elimina il lavoro umano, ma lo sposta verso supervisione, controllo del processo, preparazione del materiale, gestione della macchina e coordinamento del cantiere.
Perché la forma curva conta
ViliaSprint² non è stato progettato come un blocco rettangolare standard. La facciata curva e la pianta arrotondata sono parte dell’esperimento. Nella costruzione convenzionale, geometrie di questo tipo possono richiedere casseforme più costose, lavorazioni aggiuntive e maggiore complessità esecutiva. Con la stampa 3D, invece, la macchina segue il percorso digitale e deposita il materiale lungo traiettorie anche non lineari con una penalizzazione economica minore.
I partner indicano anche una riduzione di circa il 10% del volume di calcestruzzo grazie all’ottimizzazione della geometria. A questo si aggiunge una riduzione degli scarti dal 10% al 5%, secondo i dati diffusi da COBOD e ripresi da altre fonti del settore. Sono numeri da leggere con attenzione: la stampa 3D non rende automaticamente “verde” un edificio in calcestruzzo, ma può aiutare a usare meno materiale dove la progettazione e il processo lo consentono.
Isolamento, energia e dotazioni dell’edificio
Il progetto non si limita alla stampa dei muri. L’edificio integra isolamento in perlite, strutture dei balconi in legno, circa 500 metri quadrati di pannelli fotovoltaici e un sistema ibrido gas/pompa di calore fornito da Atlantic Systèmes. Secondo i partner, queste soluzioni permettono di raggiungere circa il 60% di autosufficienza energetica e di rispettare gli obiettivi francesi RE2020 per il 2025.
Questo rende ViliaSprint² un caso interessante anche dal punto di vista dell’integrazione tra tecnologie. La stampa 3D non sostituisce l’intero edificio: solai, impianti, isolamento, serramenti, balconi, finiture e sistemi energetici restano parte di un processo costruttivo ibrido. Il valore del progetto sta proprio nella combinazione tra automazione della struttura, materiali dedicati, elementi prefabbricati e soluzioni energetiche già compatibili con un edificio abitabile.
Le aziende coinvolte
Il committente e sviluppatore è Plurial Novilia, operatore francese dell’edilizia sociale e società del gruppo Action Logement. La parte di stampa è stata gestita da PERI 3D Construction, divisione del gruppo PERI dedicata alla stampa 3D in calcestruzzo. La tecnologia hardware è quella di COBOD International, azienda danese nota per le stampanti da costruzione BOD2. Il materiale stampabile è stato fornito da Holcim, attraverso la tecnologia TectorPrint e la gamma ECOPact.
Nella scheda progetto di PERI compaiono anche Demathieu Bard, HOBO Architecture, Socotec e Amodis tra i partecipanti, con ruoli legati alla progettazione, all’ingegneria e al controllo tecnico.
Un confronto utile per capire se la stampa 3D può uscire dai dimostratori
Uno degli aspetti più concreti di ViliaSprint² è il confronto con un edificio convenzionale costruito accanto. Molti progetti di stampa 3D edilizia vengono presentati come casi isolati: una casa, un padiglione, un prototipo, una struttura dimostrativa. Qui, invece, l’operazione nasce con un riferimento diretto. Due edifici simili, stesso sito, stessa destinazione d’uso, processi diversi.
Questo approccio può offrire dati più utili rispetto a una semplice dichiarazione sui tempi di stampa. Un edificio non si valuta solo nel momento in cui le pareti sono finite: contano il costo complessivo, la durata del cantiere, la manutenzione, il comfort abitativo, le prestazioni energetiche, la gestione degli impianti e la soddisfazione degli utenti. Il confronto nel tempo tra le due strutture potrà quindi dire molto di più della sola velocità del robot.
Dalla singola casa all’edilizia multifamiliare
La stampa 3D per l’edilizia ha già mostrato risultati in abitazioni monofamiliari, piccoli edifici e applicazioni speciali. Il passaggio a edifici multifamiliari è più complesso perché aumentano i vincoli strutturali, la gestione degli impianti, la sicurezza antincendio, le prestazioni acustiche, la certificazione e la ripetibilità del processo. Per questo ViliaSprint² è un caso da seguire: non mostra solo che si può stampare un edificio di tre piani, ma che si può farlo all’interno di un programma di edilizia sociale con partner industriali e un confronto diretto con la costruzione tradizionale.
Il progetto si inserisce in una fase in cui la stampa 3D per costruzioni cerca di passare dalla comunicazione al cantiere produttivo. Le domande aperte restano molte: costi reali, manutenzione, certificazioni, disponibilità dei materiali, formazione degli operatori, responsabilità progettuali e capacità di replicare il processo su più cantieri. ViliaSprint² non chiude queste domande, ma fornisce un caso con numeri, partner e scala più vicini all’edilizia ordinaria.
Il prossimo passo: un edificio da 40 appartamenti
Plurial Novilia e i partner stanno già valutando una fase successiva: un progetto da circa 40 appartamenti, con l’impiego simultaneo di due stampanti 3D. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di stampa di un fattore quattro e avvicinare i costi a quelli della costruzione convenzionale.
Questo passaggio sarà decisivo. Un edificio da 12 alloggi consente di dimostrare il processo; un programma più grande permette di capire se la tecnologia può guadagnare efficienza con la scala. Se la stampa 3D in calcestruzzo vuole trovare spazio nell’edilizia residenziale, dovrà dimostrare non solo di essere tecnicamente fattibile, ma anche di funzionare economicamente, di rispettare le norme e di inserirsi nei tempi reali dei cantieri.
Un progetto da osservare con attenzione, senza facili slogan
ViliaSprint² non va letto come la sostituzione immediata dell’edilizia tradizionale. È piuttosto un banco di prova ben strutturato: un edificio abitabile, una committenza sociale, partner industriali, materiali certificabili, un confronto con un edificio convenzionale e un piano per aumentare la scala.
La stampa 3D edilizia può offrire vantaggi in forme complesse, riduzione di alcune lavorazioni manuali, uso più controllato del materiale e maggiore automazione della fase strutturale. Allo stesso tempo resta legata a un ecosistema più ampio: progettazione, materiali, norme, impianti, competenze di cantiere e sostenibilità reale del calcestruzzo. Il valore di ViliaSprint² sta proprio qui: non promette una scorciatoia magica, ma mostra un modo concreto per misurare dove la stampa 3D può essere utile nell’edilizia residenziale.
